Studente muore in casa davanti al fratellino

Esclusa una causa violenta o traumatica. L’autopsia dovrà stabilire se a ucciderlo possa essere stata un’allergia alimentare

La classe, la casa, la chiesa, il bar: il lutto per la morte di Mingyang, 15 anni

FERRARA. Una palazzina di via Madama, nella zona medievale della città, e un portone aperto. Chi ci passa davanti lo sente chiaro, straziante: è il pianto inconsolabile di una mamma. Si espande, cadenzato dai singhiozzi, nella tromba delle scale da uno degli appartamenti dei piani superiori dove è riunita una famiglia cinese. Ieri per loro è stato un giorno di lutto.

Poche ore prima, sabato sera, avevano perso il loro figlio maggiore, Mingyang, 15 anni, studente dell’Istituto Alberghiero. Il ragazzo si trovava a casa quando si sarebbe sentito male. I soccorritori non hanno potuto fare nulla: solo firmare la triste dichiarazione che certifica il decesso. La salma è stata affidata all’Istituto di Medicina Legale per l’esecuzione dell’autopsia: dall’esame si attendono risposte certe sulle cause della tragedia che non ha colpito solo una famiglia ma una comunità molto unita. Dopo i primi rilievi eseguiti nell’abitazione gli inquirenti hanno escluso una morte violenta: dall’esame medico non sono emersi segni di traumi che potrebbero dare questa spiegazione al decesso.



Ad uccidere l’adolescente sarebbe stato un malore: questo lo scenario su cui si stanno muovendo gli investigatori che però attendono l’esito dell’accertamento medico legale prima di formulare un’ipotesi che abbia un fondamento concreto. Da quanto si è appreso il ragazzino aveva manifestato una sensibilità eccessiva ad alcune sostanze contenute negli alimenti, ma non si sa al momento se questa circostanza - una eventuale reazione allergica - possa avere avuto un qualche ruolo nel determinare il decesso improvviso del quindicenne. Mingyang si sarebbe sentito male verso le 20 di sabato. Secondo i vicini, è stato il fratellino più giovane ad avvertire i familiari: la madre lavora a poche decine di metri dall’abitazione di famiglia, al Bar Scandiana, sull’omonima via, rilevato da un’altra famiglia cinese un paio di anni fa.



Era l’ora di chiusura del locale, frequentato da molti residenti della zona. La corsa disperata nell’appartamento, la telefonata al “118”, l’opera del personale sanitario che ha sottoposto il ragazzino ad una lunga rianimazione. Poi la disperazione e la perdita della speranza. Il quartiere non ha potuto ignorare la presenza delle ambulanze e delle auto della polizia. «Sono rimaste davanti all’abitazione per molto tempo, abbiamo capito che era successo qualcosa di grave», spiega una residente. Ieri mattina la notizia ha iniziato a circolare velocemente. Gli avventori del bar si sono fermati davanti alla saracinesca abbassata e a quel cartello: «Chiuso per lutto». Per loro «una famiglia perbene. La madre gestisce il locale aiutata da una studentessa. Aveva detto che voleva rinnovarlo. Il papà fa il sarto. Il ragazzino aiutava la madre, la sera, a sistemare il bar». —

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