Caccia agli specialisti in corsia Ne mancano una cinquantina

Sant’ Anna e Asl confermano la “fame” di profili professionali carenti in provincia Irreperibili radiologi, anestesiologi, internisti, personale di pronto soccorso, pediatri

Il paradosso è noto, ormai, fino al punto che rischia di trasformarsi in un luogo comune. Al corso di laurea in Medicina, nel 2018, si sono iscritti 67mila aspiranti studenti universitari mentre i posti disponibili in Italia erano circa 10mila. E a Ferrara, lo scorso settembre, in Fiera, si sono presentati in 942 per contendersi 203 accessi ai corsi di Medicina (183) e di Odontoiatria (20).

il tiro alla fune


Eppure è sufficiente scambiare una battuta con un dirigente dell’Asl o dell’azienda ospedaliera per scoprire che, a fronte di tanta offerta, la fame di specialisti è altissima, al punto che aziende sanitarie dello stesso territorio rischiano di sottrarsi a vicenda professionisti già in servizio in una delle strutture locali. Chi segue le vicende della sanità ferrarese spiega che questo scenario si sta presentando per la Radiologia ma accomuna diverse specialità. Non più di 5-6 anni fa, si scatenò una sorta di tiro alla fune tra Asl e Sant’Anna per l’inserimento di pediatri in organico. Successivamente la pediatria h24 dell’ospedale del Delta fu chiusa, mentre il Sant’Anna oggi coordina quella di Cento, dovendo gestire quindi una sorta concorrenza in “casa” a causa della scarsità di professionisti reperibili sul mercato. Ogni azienda aggiorna con una certa frequenza i profili professionali che mancano all’appello, compreso il numero delle unità carenti che tende a crescere molto più spesso di quanto sia incline a diminuire. L’ufficio personale dell’azienda ospedaliera Sant’Anna, ad esempio, da tempo deve fare i conti con il progressivo assottigliamento di diversi profili professionali e l’Asl non è da meno.

La lista e i numeri

Negli uffici della direzione generale dell’ospedale, ad esempio, confermano che i camici in estinzione (non solo in questa provincia) sono medici dell’emergenza sanitaria(pronto soccorso), radiologi, pediatri, anestesiologi-rianimatori, internisti. Quanti dovrebbero entrarne in corsia per consentire a quei reparti di lavorare al meglio? Un conto, non preciso all’unità ma indicativo, lo fa il direttore generale del Sant’Anna, Tiziano Carradori. Tra i “buchi” indesiderati indica una carenza di 4-5 unità per l’area dell’emergenza-pronto soccorso e si tratta di un fabbisogno simile (sempre 4-5 unità) a quello espresso dal servizio radiologico e dal blocco anestesia-rianimazione; 2-3 camici in più servirebbero per completare l’organico dell’assistenza pediatrica e 3 dovrebbero andare a rinforzare la Medicina interna.

L’Asl, come spiega il direttore sanitario Nicoletta Natalini, non riesce o fa molta fatica a reperire per gli ospedali anestesisti, ortopedici, ginecologi, radiologi, internisti, geriatri: più o meno 4 per ogni specialità, più 1-2 per pneumologia, allergologia edermatologia sul territorio. La “cura”? Più borse di specializzazione statali e non: nel 2018 in Italia sono state complessivamente meno di 7mila.

Gi.Ca.

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