L’arbitro Consob ordina a Bper: risarcite l’azionista di vecchia Carife

È mancata l’informazione sulla natura “illiquida” dei titoli Il legale: precedente importante. Decreto ingiuntivo in vista, lodo da 179mila euro 

FERRARA. Un ex azionista Carife da risarcire, sia pur parzialmente, da parte della subentrante Bper per l’azzeramento dei suoi titoli. È significativo per due motivi il fresco pronunciamento dell’arbitro Consob, l’Acf, in favore del ricorrente, che si vede riconoscere quasi 180mila euro. Anzitutto si tratta della conferma di un principio già più volte espresso dall’arbitro, e cioè che la banca-ponte Nuova Carife, e quindi l’acquirente Bper, è responsabile per le passività della vecchia banca: orientamento consolidato dei giudici ferraresi che viene accolto anche in altri ambiti. Il pronunciamento è importante anche perché l’Acf stabilisce che la banca aveva «il dovere di adempiere agli obblighi d’informazione, in particolare sulla natura illiquida del titolo».

Grosso investimento. Il ricorso in questione è stato discusso il 26 novembre dall’Arbitro per le controversie finanziarie presieduto da Gianpaolo Barbuzzi. Il risparmiatore in questione è un piccolo imprenditore della provincia, «con un grado di istruzione finanziaria medio» e investimenti anche in strumenti come i fondi Etf. L’acquisto delle azioni è avvenuto in otto operazioni, dalla prima del dicembre 2009 per 169.450 euro fino all’ultima, l’1 aprile 2010 per un controvalore di 50.157 euro: controvalore totale di 456.180 euro per 13.650 azioni, con un prezzo medio di carico di 33,4 euro.


Il punto focale.  Il risparmiatore, è questo il punto focale del ricorso, lamentava di non essere stato informato «che i suddetti titoli non fossero quotati in un mercato regolamentato ed erano, pertanto, illiquidi». Altri elementi citati nel ricorso erano la mancata informazione sull’aggravamento del rischio emittente (bilanci in rosso, sorveglianza rafforzata, aumento di capitale “difensivo”) e scarsa adeguatezza del profilo.

Bper si opponeva anzitutto sulla sua chiamata in causa, citando anche l’autorizzazione al salvataggio di Carife da parte della Commissione Ue condizionata al che «nessuna futura pretesa di azionisti o detentori di obbligazioni sub può ricadere» sulla nuova banca. Da questo divieto devono essere esclusi, ha detto l’Acf, «le pretese risarcitorie per misselling (frode, ndr) e comunque siano fondate su violazioni e inadempimenti». Poiché il risparmiatore poteva però vendere, in teoria, al momento in cui le difficoltà della banca si erano palesate, cioè nel 2011, al prezzo di 21 euro, il danno risarcibile è stato fissato a 167.755,88 euro (il totale meno la cifra potenzialmente realizzabile nel 2011) più 11.575,16 euro di rivalutazione.

Precedente. Per Massimo Cerniglia, legale dell’azionista, il pronunciamento è «un importante precedente che apre la strada ad altri ricorsi». C’è l’incognita Bper, che finora non ha mai aderito ai lodi arbitrali: rischia il decreto ingiuntivo, può anche adempiere in 30 giorni e ricorrere al tribunale. —


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