Volania ha 80 anni Un borgo rurale nato dalla bonifica

Domenica le celebrazioni per la fondazione della frazione Grano, riso e vitigni nei primi appezzamenti di terreno

VOLANIA. Dalla bonifica delle valli Trebba e Ponti, agli appoderamenti della fine degli anni ’30: il borgo rurale di Volania ha attraversato 80 anni, preservando intatta la propria vocazione agricola ed «è questo lo spirito che ci anima, per ricordare donne, uomini e famiglie – spiega Loris Braga, agricoltore, nonché referente del Gruppo Volontari della Comunità di Volania –, che hanno lavorato le nostre terre. Il nostro paese compie 80 anni e abbiamo ritenuto di festeggiare questa data simbolica, che combacia con l’inaugurazione, risalente al dicembre 1938, del nuovo appoderamento di Volania». La piccola comunità rurale si appresta a festeggiare domenica l’ottantesimo compleanno con alcune iniziative di valenza simbolica.

LE CELEBRAZIONI
Dopo la celebrazione della messa solenne (ore 10), da parte di don Giancarlo, alle ore 11 sarà effettuata una visita ai ritrovamenti del monumento di fondazione del vecchio borgo agricolo, risalente per l’appunto, secondo le fonti storiche, al 1938. Sarà ospite, tra le autorità civili e militari locali, anche Franco Dalle Vacche, presidente del Consorzio di Bonifica Pianura di Ferrara. Al termine della visita si esibirà la Corale Trepponti di Comacchio, diretta da Pierangelo Boccaccini. «Quella del 16 dicembre è per noi una data rievocativa molto importante – prosegue Loris Braga –, perché nel 1938 ha cominciato ad essere abitato il paese. Le Valli Trebba e Ponti sono state prosciugate dal 1919 al 1925, poi rimasero acquitrini, poi subentrarono insediamenti spontanei di pastori e solo dopo l’acquisizione delle terre dall’allora Società di Bonifica, ci furono gli appoderamenti, con l’assegnazione ai mezzadri».


LA STORIA
Dalla fine degli anni ’30 i contadini, famiglie numerose in gran parte provenienti dai paesi limitrofi (un nucleo cospicuo arrivava da Jolanda di Savoia, ma erano ben rappresentate anche le comunità di Ostellato, Lagosanto e naturalmente Comacchio), cominciarono a coltivare grano, ma anche riso e vitigni. Nella seconda metà degli anni ’50, dopo l’alluvione del Polesine, ecco arrivare la seconda ondata migratoria dal vicino Veneto.

«Con gli appoderamenti venivano messe a disposizione case, tuttora ben visibili – prosegue Braga – per i mattoni a vista ed il nome impresso su una facciata di una regione o di un fiume. Ce n’erano 80 e in gran parte sono tuttora abitate». I primi appezzamenti di terreno assegnati nel 1938 erano di 70 ettari, mentre negli anni ’50 erano scesi a 35 ettari, «perché man mano che cresceva il prodotto e la terrà diventava più fertile, perdendo progressivamente il grado di salinità residua – conclude Braga –, la società di Bonifica riusciva a far lavorare più mezzadri e più famiglie, garantendo così una produzione adeguata anche con minore disponibilità di terra. È don Giancarlo il motore e per questo lo ringrazio a nome del paese». —

Katia Romagnoli

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