Screening per il pap test e per il test Hpv, l’Asl rivede le modalità di accesso

Mancate disdette, reclami per le attese e scarso rispetto degli orari programmati. De Togni: nel 2019 le nuove regole

FERRARA. Cambia l’accesso allo screening per il tumore al collo dell’utero. Un servizio che indirizza verso il consultorio dell’Asl, in via Boschetto, migliaia di donne ogni anno e che nei tre distretti ferraresi registra un’adesione di poco superiore al 60% su una popolazione interessata di oltre 100mila persone. L’afflusso tende ad essere più alto nel capoluogo (sopra il 70%) e ad abbassarsi verso il basso ferrarese. L’Asl si sta muovendo su un doppio binario: l’andata a regime del test sul virus Hpv consentirà infatti di allungare i tempi dei richiami da 3 a 5 anni mentre la revisione delle modalità di accesso all’ambulatorio, che oggi presenta alcune criticità, potrebbe ridurre i disguidi che in alcuni casi hanno eccessivamente dilatato l’attesa dell’utenza.

ORARI E BIGLIETTI SERALI


«Non si tratta di casi numerosi - spiega l’epidemiologo Aldo De Togni - ma ci sono stati alcuni reclami e proprio in questi giorni stiamo cercando una soluzione per ridurre i disagi».

In uno di questi episodi, segnalato alla “Nuova”, l’utente invitata ad eseguire il test Hpv, nonostante l’indicazione dell’orario di accesso nella lettera inviata dall’Asl, è rimasta in sala d’attesa per un paio d’ore sconfinando rispetto al tempo concesso dal permesso di lavoro. La nuova organizzazione dovrebbe eliminare o ridurre i possibili bisticci fra l’orario d’appuntamento indicato dall’Asl e il bigliettino con i numeri seriali che si stacca in sala d’attesa. Il servizio programma diverse decine di appuntamenti al giorno, fino a 50 o 70, compresi quelli rivolti alle donne che non eseguono lo screening o si rivolgono al privato. Può capitare, quindi, che su 50 inviti - come è avvenuto ieri - le utenti entrate in ambulatorio siano state 29; in un giorno della scorsa settimana su 76 inviti i test non sono stati più di 40. flusso incostante

I due ambulatori (con un terzo attivabile in caso di afflusso eccezionale) possono trovarsi di fronte a momenti di stasi o di iperattività perché una parte dell’utenza ignora la chiamata senza dare la disdetta («invitiamo le persone a comunicare l’eventuale assenza», ribadisce il dirigente Asl Sandro Guerra) oppure perché si presenta a un’ora diversa da quella programmata o richiede informazioni supplementari agli operatori al momento dell’esame.

«Può capitare - aggiunge il ginecologo Demetrio Costantino - che arrivino anche utenti “a sorpresa”. Nessuno viene respinto ma cerchiamo di rispettare l’ordine di invito». Il sistema dovrebbe essere modificato già nei primi mesi del 2019, quando fra l’altro - ricorda De Togni - grazie all’estensione del test Hpv all’intera popolazione interessata il numero delle persone invitate dovrebbe calare perché il controllo successivo si esegue dopo 5 anni e non dopo 3, come avviene per il Pap test.—

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