Dopo 13 mesi in struttura bimbo torna a casa: terminata l’odissea di un minore allontanato

Il caso era scoppiato dopo la telefonata dell’ex compagno della madre. Il legale: «Nessuno controlla, chi gli restituirà un anno di serenità?» 

FERRARA. E’ stata una delle vicende che ha fatto più scalpore in tema di minori allontanati dalla propria famiglia. Si tratta di un bambino di appena 3 anni (quando è successo il caso), allontanato nell’ottobre 2017 dall’abitazione in cui viveva con la madre e con la famiglia di questa, in seguito alla telefonata del nuovo compagno di lei. Ma, finalmente, il Tribunale dei minori di Bologna ha decretato che il bambino possa tornare nella casa dei nonni, dove potrà riprendere la vita normale insieme alla madre ed alla sua famiglia.

La vicenda è stata al centro di molte polemiche non solo per questo fatto - già di per sé gravissimo -, ma anche perché negli scorsi mesi mamma e bambino si erano già riavvicinati ma nella casa famiglia dov’era stato messo il minore dai servizi sociali. Solo che si trattava della casa famiglia nella nostra provincia finita al centro di un caso di cronaca per la presenza di fili elettrici scoperti, muri scrostati, ruggine e scarafaggi liberi di girar nelle stanze.


Finalmente a casa

Un incubo durato oltre un anno si è finalmente concluso per questa madre e per il suo bambino: «Dopo tredici mesi di allontanamento, famiglie affidatarie, comunità fatiscenti, tribunali, stress e vita vissuta in un limbo - commenta Francesco Miraglia, il legale della donna -, la cosa bella è che il piccolo adesso può fare ritorno nella casa dei nonni, dove potrà liberamente stare assieme alla madre. Potrà scartare i regali di Natale sotto l’albero a casa dei nonni materni, non più con dei genitori affidatari, non più dentro la fatiscente comunità dove era stato spostato alcuni mesi orsono».

Dura battaglia

Il legale, appena ricevuto l’incarico, mosse le accuse per il fatto che a distanza di mesi dall’allontanamento ancora la madre non aveva ricevuto alcun tipo di comunicazione. «È un sistema che distrugge, basta la segnalazione di uno qualsiasi, un vicino di casa ad esempio, per far sì che un figlio sia staccato dal genitore e quando chiedi risposte nessuno te le dà», ci disse allora Miraglia.

Si ricorderà che la telefonata era partita dal nuovo compagno, che poi aveva ritrattato tutto: «Una questione di gelosia, parole che poi l’uomo (poi querelato dalla madre, ndr) aveva ritrattato, eppure secondo l’articolo 403 il figlio è stato tolto alla madre, senza altra motivazione e senza i dovuti controlli».

Il risultato è arrivato «dopo un anno di caparbietà dimostrata dalla mamma del piccolo - aggiunge l’avvocato -, per ottenere giustizia contro i pregiudizi di una psicologa e di un’assistente sociale che, intravvedendo poi una disfunzionalità dell’attaccamento nella relazione tra madre e bimbo, li avevano separati, facendo patire loro sofferenze e disagi».

Sos minori

Il legale non perde l’occasione per lanciare l’allarme sui servizi sociali: «Ancora una volta si dimostra come il sistema sia malato. Nessuno controlla, psicologi e assistenti sociali possono fare il bello e il cattivo tempo, disponendo a loro piacimento della vita delle persone... chi potrà restituire un anno di serenità perduta alla mia assistita e, ancor di più, al suo bambino, che, senza colpe e senza capirne il motivo, si è trovato a cambiare quattro case?». —

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