Dall’abuso edilizio al tunnel sotterraneo: le ragioni del rifiuto al piano di recupero

Parlano sei firmatari della petizione promossa dalla Fondazione Sgarbi. Italia Nostra contraria da due anni all’addizione: no all’ampliamento 

FERRARA. Tra i duecento firmatari che hanno aderito in maniera convinta all’appello della Fondazione Cavallini Sgarbi per fermare il progetto di addizione di Palazzo Diamanti c’è sicuramente Andrea Malacarne, l’architetto ferrarese locale referente di Italia Nostra che, fin dal 2017, aveva un posizione contraria all’ampliamento. «Il Palazzo dei Diamanti non è adatto ad ospitare le grandi mostre di Ferrara Arte? Non c’è problema: basta ampliarlo - l’inizio della relazione di Malacarne per Italia Nostra -. Questa la sorprendente logica che emerge dal bando per il “Concorso di progettazione per ampliamento della galleria d’arte moderna di Palazzo dei Diamanti a Ferrara. Anziché valutare, attraverso una analisi approfondita, dettagliata e lungimirante, quali possono essere le funzioni compatibili con la struttura morfologica e tipologica di uno degli edifici più noti e più importanti del Rinascimento italiano, si decide a priori la funzione che deve ospitare e ad essa si adatta la consistenza dell’edificio».

«Non si tratta -prosegue -, come ci si sarebbe potuto aspettare e come sarebbe stato, in questa fase, comprensibile, di proporre una soluzione meno provvisoria dell’attuale per collegare tra loro gli ambienti al piano terra del palazzo, oggi utilizzati per ospitare mostre. Il bando prevede la progettazione di un ampliamento di quasi 500 metri quadri verso il giardino ed invita ad “immaginare” come questo elemento di collegamento possa essere declinato come una nuova area espositiva e/o polifunzionale».


Anche il ferrarese Marco Gulinelli è uno dei firmatari: «È soprattutto una battaglia culturali, che Sgarbi ha avanzato da più di un anno e ben venga questa operazione. Non è una questione politica, visto che ci sono intellettuali di ogni pensiero. Reputo che realizzare una pensilina di collegamento con 3,5 milioni di euro è una cosa che fa riflettere, manco fosse d’oro. Ho firmato in nome di una verifica di opportunità liberale».

Il regista bolognese Pupi Avati interviene: «Ho firmato questa petizione perché ritengo Ferrara la città più bella dell’Emilia-Romagna, e sapere che qualcuno vuole modificare la perfezione di un luogo come Palazzo Diamanti mi ha immediatamente portato sulle posizioni di Vittorio Sgarbi. Non tocchiamo nulla, Ferrara sa auto-difendersi. Mi pare che quel Palazzo e quella splendida via (Corso Ercole d’Este) vadano benissimo così».

Per Vittorio Emiliani, studente del liceo Ariosto dal 1949 al 1954 «è un intervento assurdo è come mettere una tramezza al Palazzo Ducale di Urbino, è un attacco al Rinascimento, Palazzo Diamanti lo sento nel cuore». Gli fa sponda il fratello Andrea Emiliani, che è stato sovrintendente a Ferrara e che conferma la propria adesione alla petizione. «È un abuso edilizio - taglia corto - non è un intervento conservativo, ma è creativo quindi è sbagliato concettualmente come il fatto di esporre mostre ai Diamanti. A Ferrara c’è un Castello bellissimo proprio per le mostre».



Anche Alain Elkann è contrario all’intervento. «Contamina il palazzo - dice -, un conto è rifare allestimenti all’interno come ha fatto in maniera geniale l’architetto Scarpa al museo Abatellis di Palermo e a Castelvecchio a Verona; un altro è costruire: per contaminare meno il palazzo si poteva pensare a un tunnel sotterraneo di collegamento». —

BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI