Negoziante picchiato e sequestrato: non rendeva 700 euro

Nella banda dei tre aggressori anche un 36enne di Codigoro. L’accusa è violenza e lesioni. Per la vittima anche fratture

CODIGORO. È una brutta storia dai contorni tutt’altro che chiari. E tra i protagonisti, sotto accusa per aver aggredito e sequestrato un imprenditore nel Padovano, c’è anche un cittadino di Codigoro. Questa, almeno dalle carte del processo, è la storia di un modesto prestito, almeno sulla carta.

Botte e costole rotte

Di una restituzione però reclamata a suon di botte, minacce e costole rotte. La storia di un incubo finito, per la vittima, con una denuncia e un’inchiesta che, ora, ha spedito a processo i tre presunti colpevoli, responsabili dell’accaduto, imputati dei reati di esercizio arbitrario delle proprie ragioni, violenza privata aggravata, sequestro di persona pure aggravato e lesioni personali. A vario titolo saranno processati davanti al tribunale di Padova, il prossimo 12 giugno, il codigorese Paolo Aliprandi, 36enne di Codigoro, Ivan Galiazzo, 48enne di Padova e Giovanni Picone, 59enne di Grotte (Agrigento). A decidere il rinvio a giudizio è stato il gup padovano Lazzarin che ha accolto la richiesta del pm Golin. Il fatto accade il 13 luglio 2017 quando un artigiano dell’Alta Padovana finisce all’ospedale pestato con fratture costali, un trauma cranico e altre lesioni: la prognosi è di 30 giorni. L’uomo chiede aiuto ai carabinieri di Cittadella. E denuncia: un commerciante padovano al quale doveva restituire un prestito di 700 euro lo aveva più volte minacciato al telefono. Poi quel giorno di luglio si era presentato da lui spalleggiato da due colleghi-amici.

Regolamento di conti

Il terzetto lo aveva caricato in un’Audi A6 contro la sua volontà per un “viaggio” lungo strade di campagna che si era trasformato in un inferno: per un’ora, tra le 16.30 e le 17.30, era stato costretto a restare fermo tra i sedili posteriore e anteriore della macchina. E lì, tra urla e “inviti” a saldare il conto, era stata una valanga di botte, calci e pugni. Poi l’inchiesta dei carabinieri che hanno acquisito i tabulati telefonici, accertando una rete di chiamate tra la vittima e Galiazzo. Poi sono stati individuati i due “aiutanti”. I tre sono finiti indagati: tutti hanno precedenti, da qui sono contestate le recidive. Sembra impossibile che tutto questa violenza da metodo mafioso o da usurai si sia scatenata per un modestissimo prestito di 700 euro. Tuttavia l’artigiano non ha ammesso di più: spaventato, anzi terrorizzato, si è limitato a ribadire che avrebbe dovuto riconsegnare solo quella cifra, niente altro in sospeso: e resta il dubbio al processo se vi sia altro dietro questo gravissimo fatto. —

BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI.