Gli architetti ferraresi difendono il progetto Diamanti

La battaglia sull'addizione nel palazzo storico destinato alle mostre. I professionisti estensi: l'idea che ha vinto il concorso persegue la qualità. Lo studio Labics intenzionato a diffidare Sgarbi

FERRARA. Addizione o blocco? La petizione lanciata dalla Fondazione Cavallini Sgarbi con la richiesta di fermare il progetto di riqualificazione di Palazzo Diamanti, che ha raccolto anche l’adesione di Stefano Passigli e Pietro Lateano, ha fatto uscire allo scoperto anche la Federazione Architetti Emilia Romagna e l’Ordine ferrarese che difendono il progetto che ha vinto il concorso sui Diamanti.

«Perché 70 gruppi – scrive l’ordine – degli architetti composti da una media di sei studi/società di ingegneria, che hanno coinvolto tra progettisti architettonici, strutturali, esperti paesaggisti, consulenti, non meno di duemila figure professionali, si sono voluti confrontare con il concorso per l’ampliamento della galleria moderna del Palazzo dei Diamanti di Ferrara? Perché finalmente a Ferrara si è perseguito un percorso virtuoso per l’architettura contemporanea, per la città e per la valorizzazione del costruito. Un concorso di progettazione, non una gara, non una richiesta di offerta economicamente più vantaggiosa, ma una sfida impegnativa e ben delineata nei contenuti e nelle richieste, su un tema di Restauro tutto italiano come il rapporto “antico-nuovo”. Perché a dire il vero il concorso chiedeva un ampliamento, non un restyling, non l’intervento diretto sul”palazzo”, non l’antico splendore, ma un padiglione che potesse garantire al sistema museale di arte moderna i necessari spazi per continuare ad essere punto di riferimento europeo, ridando dignità e “uso” ad un’area esterna, il giardino, depauperata di valore e del significato di bene comune».



«Come rappresentanti della comunità degli Architetti dell’Emilia Romagna – comtinua la nota – certi che una società democratica si riconosce proprio nell’accettare le regole, che tutti contribuiscono a realizzare, anche quando non si è d’accordo, anche quando “io l’avrei saputo fare meglio”, anche quando “io non lo avrei mai fatto”, esprimiamo la nostra consapevolezza che sarebbe un grande errore evitare di realizzare l’opera vincitrice del concorso, perché la strada intrapresa nel febbraio 2017 non persegue la banalità, ma la qualità. Auspichiamo inoltre che il dibattito sia ancora maggiore, ma il giorno dopo l’inaugurazione del nuovo Palazzo dei Diamanti, in modo che tutti possano esprimersi, anche criticamente, ma solo dopo aver percorso un nuovo spazio della città».



Lo stubio Labics, vincitore del progetto per il rinnovo dei Diamanti è intenzionato a diffidare il critico d'arte Vittorio Sgarbi per la questa «continua macchina del fango». Prova ne è che l’errore dell’attribuzione di Palazzo Diamanti a Bernardo Rossellino, ironizzata da Sgarbi, è dovuto ad un refuso del sito “professionearchitetti. it” e non a Labics. –

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