“Laguna Reset” si è sgonfiata. Assolte le coop dei vongolari

Tra i 60 imputati a Mestre c’erano anche due aziende e due persone del Ferrarese.  Erano accusati di aver pescato in aree inquinate

GORO. Tutti assolti perché il fatto non sussiste. Questa la sentenza pronunciata ieri, nel tribunale di Mestre, dai giudici (collegio composto da Stefano Manduzio, Claudia Ardita e Fabio Moretti) impegnati nel processo “Laguna Reset”. . Tra gli imputati c’erano anche due persone e due società ferraresi, ossia Antonio Cavallari di Comacchio e Jhonny Colosimo di Mesola e le ditte Cooperativa Logonovo srl di Comacchio e la Da.mas srl (sede legale a Mesola, operativa ad Ariano nel Polesine) di Dario Tosetto.

l’accusa sfumata


Il sostituto procuratore Giorgio Gava aveva chiesto 60 anni di condanne per i 40 imputati nel procedimento. Gli ultimi rimasti dopo che una trentina di altre persone aveva patteggiato (tra cui tre aziende del Ferrarese: Euroittica srl e Goro pesca srl di Goro e M.Gi.B srl di Bosco; inizialmente sottoposti a custodia in carcere Dario e Massimo Tosetto di Mesola, con condanna a un mese e 10 giorni per Massimo) e altri ancora avevano scelto l’abbreviato.

Secondo l’accusa, gli imputati avrebbero pescato in zone vietate (i finanzieri nel 2014 avevano scoperto imbarcazioni nelle zone del Tronchetto, di Fusina, di Campalto e delle Giare, in canali inquinati per il traffico, i vecchi scarichi delle fabbriche o i terreni provenienti dalla produzione industriale usati) o in presenza di fondali bassi utilizzando attrezzature vietate come la rasca o la turbosoffiante.

I molluschi che venivano raccolti in laguna sarebbero stati commercializzati senza documentazione sanitaria in tutta Italia, in particolare in Campania e in Sicilia. Irregolarità nel corso delle indagini erano state riscontrate anche nelle annotazioni sui registri dei quantitativi, che sarebbero stati anche dimezzati rispetto a quelli effettivi. Di qui le accuse di danneggiamento e frode nel commercio e, per alcune posizioni, anche dell’associazione per delinquere.

Il sostituto procuratore Gava nelle sue conclusioni aveva evidenziato il «forte disvalore nelle condotte di frode contestate in ambito commerciale, la cui normativa tecnica violata è ispirata da motivazioni di tutela della salute pubblica». Di qui le richieste di condanna per 40 persone.

Il pubblico ministero aveva chiesto inoltre 735.378 euro di sanzioni e 442.218,5 euro di confische. I difensori - tra cui Enrico Tognetti, Marino De Franceschi, Damiano Danesin, Cinza De Grandis, Simone Vianello, Federica Bertocco - si sono battuti per le assoluzioni, arrivate ieri.

I mezzi dell’inchiesta

La maxiinchiesta della Procura di Venezia (denominata appunto “Laguna Reset”) era stata seguita dalle Fiamme gialle del reparto aeronavale della Guardia di finanza. Gli investigatori avevano lavorato con intercettazioni, ma anche appostamenti e pedinamenti. —

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