«Il centrodestra vincerà se si cambia veramente. Non facciamo i gattopardi con minestre riscaldate»

Barbieri, coordinatore del programma elettorale di Lega e alleati: «Non copiamo il Pd e il suo fallimento, riflettiamo sulla vera svolta» 

FERRARA. Una sua riflessione rilasciata senza peli sulla lingua alla Nuova Ferrara ha di colpo animato una campagna elettorale che si presenta al momento confusionaria e ampiamente deludente. La prima uscita ufficiale di Lorenzo Barbieri, nominato coordinatore per la stesura del programma del centrodestra, ha fatto molto parlare in città. Autorevoli esponenti del Pd, dagli assessori Maisto e Modonesi, fino alla segretaria comunale Baraldi, l’hanno definito il vero volto della Lega: vendicativo e arrogante. Qualcuno nel centrodestra ha posto dei distinguo non tanto sugli attacchi al Pd, quanto sugli eventi, a cominciare dal candidato a sindaco in pectore Alan Fabbri, che non si aspettava da Barbieri toni così trancianti e poco diplomatici.

«Ho letto con interesse le posizioni di Alan Fabbri - risponde Barbieri - e se non è pago di tre ruoli e ne vuole un quarto, è giusto che l’abbia, non solo perché mi ha proposto lui ma perché se c’è già un candidato è opportuno che sia lui ad individuare i temi».


Festival sotto tiro

«Se parlo a titolo personale sono abituato a dirlo, come ho fatto e sto facendo ora. Questo però non vuol dire che non rappresenti istanze presenti nella società, anzi. Continuo a pensare che finché il trinariciuto Festival radical-chic non ammetterà il pluralismo, vada dato il Daspo urbano. Se vorranno confrontarsi con la città, allora sono certo lo si farà con spirito costruttivo, ma i ricatti degli organizzatori, come ventilò l’ormai ex vicesindaco Maisto, si respingono al mittente».

C’è anche un affondo sul Ferrara Buskers Festival.

«Ma davvero - continua il coordinatore del programma del centro destra - si può pensare di accettare a scatola chiusa tutto ciò che il Pd ha per decenni propinato alla città? Prendere così com’è, per il 32° anno, la proposta della famiglia Bottoni (che vedo con piacere che è già salita sul carro)? Accettare tutto, gattopardescamente, senza fare una riflessione, è in sintonia con il desiderio di cambiamento che si respira a Ferrara e che si è avvertito il 4 marzo di un anno fa?».

Il cambiamento

«Cambiare - prosegue Barbieri - pone un obbligo morale e politico: fare ciò che il Pd non ha mai fatto, dare spazio a merito, buonsenso e normalità. Il motivo per cui il Pd ha mandato a rotoli la città è perché non vuole confrontarsi con il concetto di fallimento, del proprio fallimento. Hanno negato, irriso, minimizzato i problemi quando avrebbero potuto affrontarli e ora la metastasi è diffusa su quasi tutto il corpo. Non sarà semplice ma c’è il dovere di impegnarsi al massimo e impegnarsi vuol dire avere il coraggio di cambiare radicalmente».

«Penso che la società civile possa essere ben rappresentata e dare un contributo di quotidianità alle agende di partito. Poi, come sempre, gli elettori sono sovrani. Al loro giudizio, in una democrazia compiuta, si guarda con rispetto e deferenza. Se ci si carica della responsabilità del cambiamento, serve rappresentarlo sino in fondo. D’altronde i territori dove amministriamo non sono stati trasformati nel deserto dei Gobi o in Mordor ma sono benchmark di efficienza a livello nazionale. Ferrara, confermando acriticamente l’agenda del Pd, potrebbe esprimere questi valori?». —

Gian Pietro Zerbini

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