Gli Azzerati Carife d'accordo con Salvini e Di Maio

Cappellari, il sottosegretario Bitonci e don Torta sabato a Vicenza

Cappellari: abbiamo sempre detto che Bankitalia e Consob non hanno controllato, andrebbero azzerate loro. A Vicenza incontro positivo: ci diranno a breve in che modo arriveranno gli indennizzi, Bene anche la fermezza che annunciano nei confronti dell’Europa   

VICENZA. «Lo abbiamo detto ai ministri presenti e a tutti i nostri amici azzerati: Carife rappresenta il caso più clamoroso del fallimento dell’operato di Banca Italia, che ha controllato male, per troppi anni, dal 2009 in poi la mostra banca cittadina, lasciando in mutande 32 mila ferraresi che stanno lottando per chiedere giustizia e la restituzione dei propri risparmi».

C’era anche Marco Cappellari, ieri a Vicenza, tra i tanti Azzerati delle banche italiane, per gli “Amici di Carife”, all’incontro sul problema delle banche che hanno fatto crac e dei rimborsi reclamati da migliaia di risparmiatori di tutta Italia. E tra i tanti hanno dato ragione al ministro Salvini che ha giudicato scandalosi i comportamenti di Banca Italia e Consob, inefficace la loro vigilanza: «Come del resto tutti noi ferraresi abbiamo sempre sostenuto, ribadendo che andrebbero azzerati Banca Italia e Consob».

Gli Azzerati Carife è dal lontano 2015, anno del Salvabanche, che chiedono, sollecitano: «Da allora ci battiamo ferocemente e fortunatamente abbiamo trovato altre associazioni come la nostra per ottenere dalla politica la volontà di indennizzarci, per arrivare ad una forma di giustizia e alla salvaguardia dell’etica del risparmio».

Per Cappellari e gli Azzerati Carife «l’incontro è stato molto positivo, tranquillizzante e rassicurante». Sul decreto applicativo sui rimborsi: «Ci diranno a breve in che modo verranno fatti gli indennizzi: il ministro di Maio ci ha rassicurati che sarà pronto entro la settimana, con le cifre già annunciate, 30% di rimborso agli azionisti, 95% agli obbligazionisti».

Altro aspetto importante, emerso dall’incontro, spiega Cappellari, è «la determinazione con cui i ministri Salvini e Di Maio hanno replicato ai timori che l’Europa possa mettere dei paletti sui rimborsi visti come aiuto di Stato: entrambi lo hanno detto in modo diretto: «Non ci interessa quello che penserà l’Europa, il governo va avanti».

E lo farà anche con la seconda commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche: «Abbiamo già chiesto di essere riascoltati sulle pagine oscure della storia bancaria ferrarese, affinché si faccia chiarezza sul passato, creando gli anticorpi giusti, cambiare regole e persone per evitare che questa catastrofe si verifichi ancora».

Non tutti a Vicenza hanno però accolto favorevolmente i due vicepremier.

«Siam qua da otto mesi, c’erano a bilancio 150 milioni, adesso c’è un miliardo e mezzo. Vedremo di far veloce», dice il vicepremier Matteo Salvini. «Noi abbiamo messo nella legge di bilancio i soldi a fine anno, siamo al 9 febbraio, questa è la settimana in cui si scrivono i decreti», dice invece l’altro vicepremier Luigi Di Maio.

La faccenda è quella dei rimborsi ai risparmiatori ed è un po’ più complicata. I tecnici del Mef stanno faticosamente cercando una quadra tra le richieste dei risparmiatori stessi, le volontà della politica e i paletti della Ue per evitare la procedura d’infrazione. Sta di fatto che i decreti attuativi dei quali parla Di Maio dovevano essere pronti il 31 gennaio, poi l’8 febbraio, poi ieri invece tutto rimandato alla prossima settimana.

Ma i due leader del governo gialloverde parlano a Vicenza, dentro un palasport riempito con 1200 ex azionisti di Veneto Banca e Popolare di Vicenza che aspettano risposte e soldi promessi fin dalla campagna elettorale.

Qualche centinaio di persone è rimasto fuori, causa mancanza di posti e qui le contestazioni sono più rumorose; ma più per non essere riusciti a entrare che per manifestare la propria ira verso l’esecutivo.

Al termine, però, arrivano le polemiche e i distinguo. L’associazione Vittime del Salvabanche – la più “anziana”, nata all’indomani della risoluzione del novembre 2015 e composta perlopiù da ex Etruria – con la presidente Letizia Giorgianni dice che «Salvini e Di Maio non rispondono con concretezza alle questioni fondamentali» sulla legittimità delle norme approvate e sul confronto avviato con l’Unione europea.

Più duro un gruppo di quindici associazioni presenti al tavolo di confronto che si è tenuto nei mesi scorsi al ministero e che ieri si sono ritrovate, con numeri ben più esigui, sempre a Vicenza.

Il coordinatore Patrizio Miatello accusa gli organizzatori della manifestazione di ieri – Noi che credevamo nella Popolare di Vicenza e il gruppo che fa riferimento a don Enrico Torta – di essere i “suggeritori” di un testo di legge zoppicante e di aver organizzato uno “show”. —

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