Spiaggia senza sigarette, gli operatori si dividono: «Basta mozziconi», «No, siamo all’aperto»

La prossima stagione estiva a Bibione sarà “smoke free”. Sui Lidi comacchiesi il dibattito si è aperto, tra favorevoli e contrari 

LIDI. La scorsa estate ha ospitato il primo summit delle località costiere italiane e ora fa da apripista ad una iniziativa destinata a far discutere. Perché a Bibione la stagione 2019 sull’arenile sarà smoke free. Dall’Adriatico ormai il dibattito sta dilagando in tutta Italia, scatenando reazioni anche contrapposte.

IL PROGETTO

Dopo il lancio del progetto “Respira il mare”, attraverso il quale per alcune stagioni estive è stato testato il polso dei turisti, da quest’anno lungo gli otto chilometri di costa di Bibione non si potrà fumare in spiaggia. Ma gli stabilimenti balneari potranno riservare aree attrezzate per i fumatori e il fumo sarà consentito nei chioschi allestiti sull’arenile. Bibione è la prima spiaggia italiana a vietare il fumo tanto sulla battigia quanto sotto l’ombrellone. E la costa comacchiese?

A FAVORE
L’idea di liberare la spiaggia da sigari, sigarette e pipe è colta favorevolmente da Giuseppe Carli, presidente della cooperativa stabilimenti balneari di Porto Garibaldi. «Noi siamo la prima sentinella ecologica della spiaggia – è il commento di Carli –, ci sentiamo coinvolti, facciamo tanto per tenerla pulita, anche in inverno. Bibione ha fatto bene: se c’è tanta gente è giusto non fumare. Sono favorevole per limitare il fumo passivo, bisogna educare la gente a non gettare il mozzicone, che ha un filtro altamente inquinante».

Con diverse sfumature, ma pur sempre in un’ottica di rispetto per la spiaggia che, specie in alta stagione, si trasforma in un campo minato di cicche di sigarette abbandonate, Nicola Bocchimpani, presidente di Asbalneari (associazione che raggruppa i bagni dei lidi Scacchi, Pomposa e Nazioni) ricorda quando entrò in vigore la legge che vietava il fumo in bar e ristoranti: «Sembrava fosse arrivata la fine del mondo, poi ci si è abituati. In spiaggia si trascorre molto più tempo rispetto a quello in cui si sta al ristorante, io non fumo, ma mi metto nei panni dei fumatori. È una bella restrizione».

Bocchimpani concorda con Carli nell’effetto pulizia e miglior decoro, nel caso in cui il divieto di fumo dalla spiaggia veneta si estendesse su quella emiliano-romagnola, ma «stiamo pur sempre parlando di un luogo all’aria aperta. Non ho comunque ancora avuto modo di confrontarmi con i miei associati. Mi limito ad esprimere un giudizio personale».

NO A PROIBIZIONI
È per il no al proibizionismo Luca Callegarini, presidente della cooperativa degli stabilimenti balneari del Lido di Volano: «Non vedo come un problema il fumo in spiaggia, sempre che ci sia educazione e non si buttino cicche a terra. Ritengo che il fumo all’aperto debba rimanere, magari con correzioni. Molti bagni fanno ristorazione e consentono di fumare negli spazi aperti, magari se passa qualcuno che sta fumando, può dare fastidio. Ci sono bagni che hanno già riservato aree all’aperto per la ristorazione per fumatori e altre per chi non fuma».

I Lidi sud sono quelli che dispongono di spazi molto ampi, come ricorda Nicola Spinabelli, presidente della coop stabilimenti balneari di Estensi e Spina: «Da noi c’è tanta distanza tra un ombrellone e l’altro – fa notare –; trovo che vietare il fumo in spiaggia sia positivo per l’ecologia, ma da noi non ci sono mai stati problemi di convivenza e devo riconoscere che questo non è tra i miei pensieri prioritari. Chissà, magari alla lunga potrebbe rivelarsi come una buona idea...».-

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