Aids, l’ultima terapia sperimentata anche sui pazienti dell’ospedale S.Anna

Il medico Laura Sighinolfi ha effettuato lo studio clinico.  «Un vaccino? No, una cura che migliora la qualità della vita» 

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FERRARA. Tenere sotto controllo il virus Hiv e liberare il paziente dall’obbligo di assumere per sempre i farmaci antiretrovirali che oggi rappresentano la terapia più idonea per bloccare la replicazione dell’agente responsabile dell’infezione. È l’obiettivo del percorso di ricerca, promosso e sostenuto dall’Istituto Superiore di Sanità, che ha compiuto proprio in questi giorni un passo forse decisivo con la conferma dei risultati ottenuti dal cosiddetto “vaccino terapeutico Tat”, dal nome della proteina che agevola la proliferazione del virus dell’Aids.

«I risultati sono stati molto incoraggianti: per i pazienti avere a disposizione il farmaco potrebbe rappresentare un’ulteriore possibilità di migliorare la propria qualità della vita», spiega Laura Sighinolfi, responsabile dell’unità operativa Aids/Hiv dell’azienda ospedaliera Sant’Anna.

Un nuovo approccio

Il reparto dell’ospedale di Cona è uno degli otto che, in Italia, hanno partecipato alla sperimentazione di un farmaco frutto della ricerca scientifica italiana. «Il termine vaccino - puntualizza Laura Sighinolfi - non indica però con precisione la funzione di questo farmaco. In effetti, e più correttamente, si tratta di un immuno-stimolante, in pratica tende a potenziare la risposta del sistema immunitario alla presenza del virus: questo l’esito emerso da questi primi otto anni di sperimentazione. Il vaccino “tradizionale”, invece, viene assunto per impedire l’insorgenza della malattia».

L’effetto sui volontari

I 92 pazienti volontari trattati in Italia col farmaco sperimentale hanno già tutti contratto il virus, sono sieropositivi (Hiv) o hanno sviluppato la malattia (Aids). «A Ferrara hanno partecipato alla sperimentazione, partita nel 2010, dieci pazienti che frequentano il nostro servizio - prosegue Laura Sighinolfi - Il trattamento consisteva in un numero variabile di iniezioni (3 o 5 al mese) che sono state affiancate alla terapia “tradizionale” basata su una combinazione di farmaci. Ogni paziente è stato seguito (follow up) per otto anni fino alla conclusione dello studio, pubblicato sulla rivista “Frontiers of Immunology”. È stato possibile verificare che la replicazione del virus viene bloccata dalla terapia sperimentale e questo apre la strada a ulteriori e possibili progressi».

In pratica l’azione della proteina “Tat”, che consente al virus di replicarsi depotenziando il sistema immunitario, viene ostacolata impedendo alla malattia di progredire. «I pazienti sottoposti al trattamento di stimolazione tendono ad avere una minore quantità di virus nell’organismo rispetto a chi ha assunto i farmaci combinati della terapia “tradizionale” - sintetizza Laura Sighinolfi - Questo meccanismo potrebbe rivelarsi molto utile per poter sollevare il paziente dall’obbligo di assumere costantemente farmaci e pillole per il resto della sua vita».

Duplice vantaggio

Il beneficio, come ha sottolineato Barbara Ensoli, direttore del Centro Ricerca Aids dell’Istituto Superiore di Sanità, sarebbe duplice: da una parte per il paziente che vedrebbe “alleggerire” la terapia, anche per periodi di tempo di alcuni mesi durante i quali potrebbe evitare di prendere i farmaci, e per il sistema sanitario, con un risparmio per la collettività.

Durante la somministrazione della sostanza immuno-stimolante «abbiamo avuto risposte positive dai pazienti. Ma si tratta di giudizi soggettivi che possono essere anche condizionati dalle aspettative- osserva Sighinolfi - Sugli effetti “oggettivi”, in pratica la quantità di virus presente nell’organismo dopo il trattamento, hanno lavorato gli esperti dell’Istituto Superiore di Sanità. Oggi possiamo dire che conosciamo un’altra soluzione, rispetto a quella che prevede la somministrazione di farmaci in combinazione, per fermare il virus».

La ricerca del vaccino che previene l’Aids, un sogno della ricerca in medicina da quasi 40 anni, continua ma si tratta di un’altra partita che sembra ancora lontana dal traguardo. Barbara Ensoli ha già annunciato un nuovo step della sperimentazione: interrompere la terapia basata sui farmaci combinati per sei mesi e verificare per quanto tempo il vaccino mantiene bassa la carica virale. Mentre Laura Sighinolfi ribadisce una raccomandazione che ripete da tanti anni anche agli studenti delle scuole ferraresi: «Ancora oggi il sistema migliore per non ammalarsi è la prevenzione, l’attenzione ai fattori di rischio ». —



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