Marattin: che errore candidare Aldo. Così si favorisce Fabbri e la sua banda

Il deputato non risparmia critiche ai vertici del Pd: Modonesi non è il massimo del cambiamento  Gli azzerati? Possono contestarmi, ma devono però capire che M5s e Lega raccontano balle  

FERRARA.  È il Popeye del Pd ferrarese. Quel rissoso, irascibile, carissimo Luigi Marattin oggi ritornerà nella sua Ferrara per accompagnare il suo leader di corrente, l’ex premier Matteo Renzi. Un’occasione per fare il punto sulle vicende ferrarese in prospettiva elettorale.

Il passo di lato che il Pd ferrarese si era autoimposto alla ricerca di una candidatura “civica” per le comunali è finito con una brusca retromarcia. Come giudica il percorso che ha condotto alla scelta di Modonesi?  Non mi piace esprimere le mie opinioni al di fuori degli organismi dirigenti, ma purtroppo entrambe le riunioni dell’assemblea comunale dedicate a questa vicenda sono state convocate in giorni di attività parlamentare obbligatoria, e quindi non ho potuto partecipare; né nessuno mi ha mai coinvolto nelle decisioni, ora come negli ultimi anni. Quindi non ho alternative. Il percorso è stato quantomeno strano, visto che la prima assemblea ha votato all’unanimità di puntare su un candidato civico, la seconda – neanche un mese dopo – ha acclamato il candidato più tradizionale che si potesse immaginare. Trovo singolare la spiegazione secondo cui la retromarcia è dovuta al fatto che nel sondaggio – o presunto tale – i civici non abbiano ottenuto lo stesso risultato di un candidato tradizionale; credo bisognasse valutare e misurare le potenzialità dei civici, non certo farli partecipare ad una gara di notorietà con chi è sulla scena da decenni.


L’assessore alla mobilità è l’alfiere giusto per il centrosinistra?  Io non ho assolutamente nulla di personale contro Aldo, amministratore esperto e capace. Ma le situazioni vanno valutate politicamente. In un momento in cui la città esprime – come mai negli ultimi 70 anni – una fortissima domanda di cambiamento e discontinuità, candidare chi è in giunta ininterrottamente da 20 anni ed incarna più di ogni altro l’immagine dello status quo è a mio avviso un errore politico molto grave. Segnala che questa domanda di cambiamento o la si vuole ignorare, o non ci si può permettere di coglierla (e non so cosa sia peggio). Ma il problema è che così la si lascia incanalare verso la sezione ferrarese dei cialtroni nazionali, cioè Alan Fabbri e la sua banda. Le persone meno adatte a portare a Ferrara quel vero cambiamento di cui c’è bisogno nelle politiche pubbliche.

Previsioni e/o speranze sull’esito del voto? E soprattutto a questo punto, lei che è un cittadino ferrarese per chi voterà?  La scelta – a mio avviso errata – del candidato sindaco Pd aumenta le probabilità che a prevalere sia il centrodestra, e personalmente considero disastrosa questa opzione. Ma finché sarò iscritto a questo partito, rispetterò le decisioni che si prendono; è una questione di serietà e correttezza. Ma il punto vero comincia a essere un altro: queste decisioni, da un po’ di anni, credo siano in realtà state prese da un ristrettissimo numero di persone nel Pd. Solo che si rivelano sempre fallimentari: sono 4 anni che si perdono tutte le elezioni locali – compresi i referendum sulle fusioni (tranne quello di Berra e Ro) – e si assiste a una emorragia di voti senza precedenti a Ferrara e in Regione. Ma per qualche motivo, il gruppo dirigente responsabile di queste scelte non si mette mai in discussione. Ecco, io spero che stavolta – nella malaugurata ipotesi che il 26 maggio vada male – i responsabili ne traggano le necessarie conseguenze politiche. O è solo Renzi che si deve dimettere quando perde?

Intanto il partito è alle prese con la fase congressuale... Non è il congresso che volevo, perché non penso che si confrontino due opzioni alternative (una di stampo più socialista, l’altra più liberal-democratica) su cui chiamare iscritti ed elettori a scegliere liberamente. Sosterrò Giacchetti e Ascani, gli unici che considerano l’esperienza dei governi Pd della scorsa legislatura non come un accidente della Storia, un incidente di percorso, qualcosa di cui vergognarsi e chiedere scusa.

Oggi sarà a Ferrara con Renzi che presenta il suo “Un’altra strada”. Qual è la strada che il Pd dovrebbe imboccare? Quella della riduzione delle tasse, e non dell’aumento della pressione fiscale (come fanno M5s e Lega). Quella del lavoro, e non dell’assistenzialismo e dei prepensionamenti (come fa il governo). Quella dell’apertura e della globalizzazione, aiutando chi rimane indietro e accompagnando al cambiamento; non quella della chiusura e del razzismo.

Si aspetta contestazioni dagli azzerati alla Racchetta con lei e Renzi?  Non so, in un Paese libero ognuno può contestare come e quando vuole, a patto di rimanere nel perimetro del confronto civile. Fossi in loro però mi preoccuperei di più di tutte le balle che gli racconta il sottosegretario Villarosa. Aveva giurato che entro l’8 febbraio faceva il decreto sui rimborsi, ma lo stiamo ancora aspettando. Chissà quanto ci vorrà a far capire agli azzerati che M5s e Lega gli hanno raccontato solo un sacco di balle. —

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