Renzi: «Sulle banche i fatti ci hanno dato ragione contro squallidi attacchi»

L’ex premier ieri a Ferrara per presentare il suo libro “Un’altra strada” Circa trecento persone a palazzo della Racchetta, zero contestazioni 

L’INCONTRO

«La storia delle banche è una clamorosa barzelletta utilizzata contro di noi, ma le vere responsabilità sono state di manager non all’altezza e di una vigilanza non all’altezza e oggi Lega e 5 Stelle si dimostrano totalmente incapaci di affrontare questo dossier».


Matteo Renzi, ieri a Ferrara per presentare il suo libro “Un’altra strada” a Palazzo della Racchetta, non rinuncia a togliersi qualche sassolino dalla scarpa su una delle vicende che maggiormente hanno segnato la sua esperienza politica. Sono lontani i tempi delle contestazioni degli azzerati Carife, solo uno striscione di Casa Pound in piazzale Medaglie d’Oro, subito rimosso («non siamo più al governo», sintetizza Marattin), nessun fuori programma con lanci di uova («ma quello è stato a Internazionale, non c’entravano le banche, e poi la signora non mi aveva neanche preso», ironizza Renzi), anzi l’accoglienza riservata all’ex premier, e le quasi 300 persone intervenute all’incontro (in parte smistate sulla terrazza) raccontano, se non un feeling rinnovato, almeno una tregua dopo una stagione di proteste infuocate.

Silenzio elettorale

Nessun commento sulle vicende elettorali ferraresi, molte al contrario le parole spese sugli ultimi capitoli relativi a banche e dintorni: «su Carige il governo Conte ha copiato il governo Gentiloni, sulle banche Venete meno male che è intervenuto il Fondo Atlante, e non una parola sull’assoluzione del padre della Boschi».

Il nodo-banche

Una «campagna vergognosa, una squallida strumentalizzazione» politica quella messa in atto da Lega e 5 Stelle «e che si ritorcerà su Lega e 5 Stelle. Il nostro errore è stato fidarci di Bankitalia, ma adesso la verità sta venendo fuori. C’è la sentenza Carife a dimostrare che avevamo ragione noi, che era corretto quello che ha da sempre sostenuto Marattin, mettendoci la faccia».

Accanto a Renzi, la moglie Agnese e in platea, oltre a Marattin che ha introdotto l’incontro, il segretario regionale del Pd Paolo Calvano, quello provinciale Luigi Vitellio, il sindaco di Berra Eric Zaghini e l’esponente del polo civico Piero Giubelli. «Io non sono qui a cercare voti, non ho nulla da aggiungere al mio curriculum», ha premesso Renzi illustrando i capitoli del suo libro, «se il potere verrà, saremo pronti, ma oggi il mio compito di senatore è portare avanti una battaglia culturale». Perché l’Italia, ha proseguito, «da 9 mesi è governata da cialtroni che vogliono farci credere che nel futuro non ci sarà lavoro, proponendo quel baciamano istituzionale che è il reddito di cittadinanza, che non fanno politica, ma populismo. Non rinnego nulla delle nostre scelte sull’immigrazione, preferisco perdere qualche voto ma continuare a guardare in faccia i miei figli senza vergognarmi». —

A.M.

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