Avvocato fabbrica una sentenza per ingannare la cliente 

Le contestazioni: infedele patrocinio, falso e truffa aggravata. La scoperta in cancelleria: quel processo non c’era mai stato

FERRARA. È accusato di infedele patrocinio, falso in atto pubblico e truffa aggravata per aver confezionato una finta sentenza allo scopo di far credere alla propria cliente di aver provveduto alla necessaria assistenza in una causa civile per danni.

A dover rispondere delle contestazioni è Riccardo Caraceni, legale del Foro di Ferrara nonché componente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati.


Lavori malfatti. A denunciarlo, una sua ormai ex cliente, finita suo malgrado al centro di una vicenda giudiziaria dai contorni surreali e che si trascina ormai da quattro anni. Tutto era nato da alcuni lavori di ristrutturazione che la donna aveva commissionato a un architetto ma che in realtà avrebbero provocato seri problemi alla casa, tra infiltrazioni, muffe, cattivi odori e danni all’arredamento. Da qui la decisione di procedere con una richiesta di risarcimento allo studio professionale, assistita dall’avvocato Riccardo Caraceni.

Processo a sorpresa. Per un paio d’anni, racconta la donna, ha pensato che la causa andasse avanti. C’è anche una lettera raccomandata che l’avvocato avrebbe inviato alla controparte per cercare un eventuale accordo, senza ricevere risposta.

Intanto il tempo passava senza apparenti novità, fino alla “svolta” del 2017 quando l’avvocato comunica alla donna che il tribunale civile le ha dato ragione condannando l’architetto a rifonderle i danni.

Inutile dire che la donna è rimasta piuttosto sorpresa nell’apprendere la fine di un processo che non sapeva nemmeno che fosse cominciato. E nel quale non era stata manco chiamata a testimoniare. Eppure c’era tutto, nero su bianco, nella sentenza esibita dal suo avvocato e nella quale, con tanto di riferimenti giuridici e forma impeccabile, il “giudice” ricostruiva la vicenda concludendo con l’accertata responsabilità dell’architetto e la condanna a pagare qualche migliaio di euro di danni.

Sentenza fantasma. L’iniziale perplessità ha lasciato via via spazio alla diffidenza vedendo che il tempo passava senza vedere un euro del risarcimento nonostante i numerosi solleciti. È bastato un controllo in cancelleria per far scricchiolare il castello di carte. Perché al numero della sentenza indicato nell’atto, corrispondeva tutt’altro processo. Pronta la giustificazione addotta dall’avvocato, solo un banale errore materiale, un disguido che si sarebbe risolto presto. Salvo poi defilarsi e non fornire più alcuna risposta. Ulteriore conferma che fosse tutto falso, lo sconcerto con cui il giudice che avrebbe scritto la sentenza - ovviamente ignara e all’oscuro di tutto ha reagito vedendo il suo nome sotto un atto di cui non aveva la minima conoscenza.

Fine indagini. Sulle motivazioni che hanno indotto il legale a inventarsi una causa mai esistita, non è dato sapere. Potrebbe aver tentato in questo modo a rimediare a un errore, a un mancato rispetto dei termini, ma questo lo dovrà stabilire la magistratura che ha deciso di richiedere il suo rinvio a giudizio.

Nell’atto di fine indagine depositato già nell’ottobre scorso dal pm Savino, il legale è accusato di infedele patrocinio, falso in atto pubblico commesso da pubblico ufficiale e truffa aggravata per aver ingannato la sua cliente e, approfittando della sua posizione di avvocato, indurla a pensare che stava effettivamente svolgendo un’attività in realtà avvenuta soltanto sulla carta. —



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