Sentenza Ue, Fondazione Carife è furiosa: ora chi paga il danno? Per le banche tocca alla Commissione europea

Il presidente della Fondazione Carife, Riccardo Maiarelli

Ferrara, i giudici del Lussemburgo con la sentenza Tercas aprono scenari anche per chi è stato danneggiato dal mancato salvataggio della Cassa

FERRARA. Difficile prevedere a caldo se il “Var retroattivo”, di ben 4 anni, sulla vicenda Tercas possa cambiare gli scenari legati alla vicenda Carife, a Ferrara e dintorni. Di sicuro la sentenza della corte di Lussemburgo ha innescato una valanga di commenti e, si potrebbe dire, una vera e propria tempesta emotiva. S’intravvede da parte dei poteri più colpiti dal veto Ue ridotto in briciole dai giudici, cioè le banche e la Fondazione Carife, la volontà di non lasciare cadere la vicenda.

Per Riccardo Maiarelli, presidente di una Fondazione sull’orlo della liquidazione per via del mancato salvataggio Carife, quella di ieri «non è stata una bella giornata. Abbiamo avuto la conferma dai giudici europei della grande ingiustizia subita nel 2015, che ha cambiato la storia non solo della Fondazione, ma anche della città e del suo sistema economico. La sentenza europea entra infatti nel merito della natura del Fitd, quindi dà sicuramente un’indicazione applicabile anche al caso di Ferrara».


La Fondazione, che ha invano provato a impugnare il decreto di risoluzione della banca di fronte a Tar e Consiglio di Stato, tenterà la via europea per i 23 milioni di azioni Carife andati in fumo? «Chi ci ripaga di questo danno è sicuramente una domanda da porsi - riflette Maiarelli - Ci stiamo ragionando, al momento non avremmo nemmeno i soldi per una vertenza giudiziaria così complessa». È chiaro infatti che la sentenza del Lussemburgo non vale automaticamente per altri casi.

L’Abi è stata molto dura: «Erano legittimi anche gli interventi pensati dal Fitd per le 4 banche, anzitutto per la Carife, ma bloccati dalla Commissione Ue in modo illegittimo - ha tuonato il presidente Antonio Patuelli - La commissaria Margrethe Vestager farebbe bene a dimettersi». Ma l’Abi chiede pure che «la Commissione rimborsi i risparmiatori e le banche concorrenti danneggiate dalle conseguenze delle sue non corrette decisioni», che hanno reso più cari i salvataggi delle banche.

C’è peraltro chi, come l’Unione italiana consumatori, dà la colpa al governo Renzi di non aver sfidato la commissione a decretare l’aiuto di Stato. In assenza di una decisione formale contro cui appellarsi, e di un’ammissione di colpa Ue, resterebbe lo scenario di una maxi-causa a Bruxelles: il mancato intervento Fidt è costato 300 milioni.