Una sentenza europea riapre la ferita Carife. Il Codacons: subito maxi-causa contro la Commissione Ue

Il Tribunale del Lussemburgo ha deciso dopo quatto anni sulla vicenda Tercas. Molte analogie con il possibile salvataggio della banca ferrarese che fu bocciato

La protesta degli Azzerati Carife

FERRARA. Gli aiuti del Fondo interbancario di tutela dei depositi a Banca Tercas, attivati nel 2014 per favorirne il salvataggio ad opera della Banca popolare di Bari, non avevano nulla a che vedere con gli aiuti di Stato e quindi erano legittimi. Sbagliò quindi la Commissione Ue a bocciarli, con una decisione risalente al 23 dicembre 2015 e che costrinse il Fidt ad “inventarsi” un fondo volontario per impiegare i 300 milioni richiesti nel salvataggio della banca abruzzese. A stabilirlo è una sentenza del Tribunale dell’Unione europea con motivazioni che hanno provocato un vero terremoto tra banche, politici e azzerati: se era legittimo il salvataggio Tercas, è il ragionamento comune, allora lo era anche quello Carife, che fu impedito dalla stessa Commissione Ue, provocando la risoluzione della Cassa, l’azzeramento dei titoli, centinaia di posti di lavoro persi e il crollo di un intero sistema economico, oltre che della Fondazione. E il Codacons preannncia già una maxi-causa collettiva contro la Commissione Ue.

Il Tribunale Ue ha annullato la decisione della Commissione europea «in quanto quest’ultima ha erroneamente ritenuto che le misure in favore di Tercas presupponessero l’uso di risorse statali e fossero imputabili allo Stato». Il Fidt, mettono per iscritto i giudici del Lussemburgo, «è un consorzio di diritto privato tra banche e di tipo mutualistico, che dispone della facoltà d’intervenire a favore dei suoi membri, non solo a titolo di garanzia legale dei depositi previsto in caso di liquidazione coatta amministrativa di uno dei sui membri (intervento obbligatorio), ma anche su base volontaria, conformemente al suo statuto, se tale intervento consente di ridurre gli oneri che possono risultare dalla garanzia dei depositi». Qui sta il punto chiave: l’obbligo statale sul Fitd è pacifico solo per la tutela dei depositi fino a 100mila euro, gli altri interventi sono decisi dalle banche socie (tutte, in pratica) con soldi loro.



Nello specifico dell’intervento su Tercas, «spettava alla Commissione Ue disporre d’indizi sufficienti per affermare che tale intervento è stato adottato sotto l’influenza o il controllo effettivo delle autorità pubbliche e che, di conseguenza, esso era, in realtà, imputabile allo Stato - scrive la corte europea - Nel caso di specie, la Commissione non disponeva d’indizi sufficienti per una siffatta affermazione. Al contrario, esistono nel fascicolo numerosi elementi che indicano che il Fitd ha agito in modo autonomo al momento dell’adozione dell’intervento a favore di Tercas». Quando Bankitalia ha autorizzato gli aiuti, sottolineano i giudici, si è limitata a un controllo della loro conformità con il quadro normativi «ai fini della vigilanza prudenziale e non ha affatto imposto al Fitd d’intervenire a sostegno di Tercas». Al Fondo sarebbe costato di meno salvare la banca abruzzese piuttosto che rimborsare tutti i depositi fino a 100mila euro, in caso di liquidazione.
 

La Commissione Ue, infine, «non ha dimostrato che i fondi concessi a Tercas a titolo dell’intervento di sostegno del Fitd fossero controllati dalle autorità pubbliche italiane», trattandosi appunto di soldi messi a disposizione dalle banche.

La sentenza ha un impatto diretto anche al caso Carife? Anzitutto va considerato che ad appellarsi al Tribunale dell’Unione europea sono stati il governo italiano, la Banca popolare di Bari e il Fitd, sostenuto da Bankitalia. La banca ferrarese non aveva un “cavaliere bianco” al momento dell’aumento di capitale del luglio 2015 che il Fitd avrebbe dovuto sottoscrivere, per 150 milioni, ma i giudici europei non hanno messo troppo l’accento sul ruolo di Popbari nel caso Tercas. La differenza rilevante sta nel fatto che per Carife (e Banca Marche, che è il caso “cugino”), il Fidt non arrivò ad effettuare concretamente l’intervento di salvataggio, perché il governo era impegnato in una trattativa, alla fine infruttuosa, con la Commissione Ue per evitare l’etichettatura di “aiuto di Stato”. Questo significa che nel caso di Carife non ci fu mai una decisione formale della Commissione, contro la quale elevare eventualmente un ricorso formale alla corte di Lussemburgo.

È però evidente che la natura dell’intervento Fidt era lo stesso per Tercas come per Carife, e se nel caso di Chieti non ci furono eccessive ripercussioni (il salvataggio avvenne comunque), a Ferrara si arrivò direttamente alla risoluzione, con danni pressoché incalcolabili.

Codacons sta predisponendo le carte legali per un’azione collettiva contro la Commissione Ue, con l'intento di coinvolgendo 12.500 risparmiatori delle 4 banche (la sola Carife però ne conta 32mila). Nei prossimi giorni saranno rese note le modalità di adesione.

Stefano Ciervo

 

La guida allo shopping del Gruppo Gedi