Pagavano in pizzeria con soldi fotocopiati. Il giudice li assolve: «Un falso grossolano»

Quattro ragazzi con un fai da te avevano falsificato le banconote. Fogli da 20 euro che tentarono di piazzare, scoperti e processati  

FERRARA. Il giudice Carlo Negri le ha guardate, riguardate, e ancora girate e rigirate, quelle banconote “prova del reato”. E poi su sollecitazione dell’avvocato difensore Luca Tieghi ha accolto la tesi che il «falso era grossolano», talmente grossolano che non meritava nemmeno di essere analizzato e approfondito in un processo.

Non si proceda


Così, con il «non luogo a procedere», il giudice Negri ha chiuso ieri mattina il processo al “fai da te” monetario che 4 ragazzi della provincia avevano inventato, scannerizzando banconote da 20 euro, falsificandole, per ordinare e mangiare pizze acquistate nella pizzeria da asporto del paese. I ragazzi, ispirati da uno dei tanti tutorial (illegali) che impazzano sul web (le banconote da 20 euro sono le più falsificate), con scanner e fotocopiatrice a colori trasformarono la loro casa in una Zecca artigianale, battendo cartamoneta: 3 banconote da 20 euro con lo stesso numero di serie, 13 banconote da 10 e stesso numero e una da 20 con altra sigla. Provarono a piazzare solo quelle da 20, per vedere l’effetto che fa: lo fecero ad una pizzeria da asporto del loro paese, ma vennero scoperti dal pizzaiolo, denunciati e processati: due di loro, i minorenni (tra cui l’ideatore) sono stati indagati dal tribunale dei minorenni, i due maggiorenni assolti ieri dal giudice.

Rischiavano 8 anni

A conclusione di un processo in cui rischiavano fino a 8 anni di carcere. La procura, sulla base delle indagini dei carabinieri, aveva chiesto che i 2 rimasti fossero processati. Il giudice ha deciso di no, che non meritavano nemmeno questo: «Non luogo a procedere». Il loro legale, l’avvocato Luca Tieghi, oltre a far presente la evidente grossolanità delle banconote (l’ologramma e i timbri cangianti, che quando muovete i fogli cambiano colore) ha prodotto fior fiore di sentenze di Cassazione, che hanno fatto scuola, indotto il giudice ad accogliere la tesi difensiva e a salvare i falsari “fai da te”. —

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