Le casette in spiaggia dichiarate abusive da demolire entro tre mesi

Dopo dodici anni di lotte nelle aule dei tribunali arriva l’ordinanza del Comune. Insorgono i costruttori: «Ci hanno dato i permessi e adesso paghiamo solo noi»

PORTO GARIBALDI. Le quattro casette in spiaggia, quelle mai abitate e costruite secondo i giudici abusivamente di fianco al Park Emilio, andranno demolite entro novanta giorni. Dopo dodici anni di polemiche, aule di tribunale e sentenze di ogni ordine e grado, il Comune di Comacchio ha emesso l’ordine di demolizione e a pagare tutto dovranno essere i costruttori. Che per l’ennesima volta vanno su tutte le furie.

La reazione


«Dopo una lunga vicissitudine che ha dell’incredibile siamo davanti all’ennesima indecenza - ha tuonato uno dei proprietari, Giovanni Simoni - perché certo sapevamo che un punto a questa vicenda si sarebbe dovuto mettere, ma non mi aspettavo una cosa del genere». Cosa? «Arrivo al dunque: è stata notificata un’ordinanza di demolizione a nostre spese per opere abusive, con però Concessione edilizia rilasciata dal Comune di Comacchio. Abbiamo pagato un bollettino di euro 23.865,80 relativo agli oneri di urbanizzazione che non ci sono mai stati restituiti».

La delusione

La delusione più grande «è che con vari gradi di giudizio, i dirigenti comunali che hanno rilasciato la concessione edilizia sono stati assolti mentre a noi, che abbiamo chiesto tutti i permessi e pagato quanto dovuto, non ci è neanche stato riconosciuto il danno». E adesso? «Sono certo di avere un esito positivo dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. Questa storia non può e non deve finire così. Il Comune ha detto sì, noi siamo andati avanti con tutti in regola e poi è scoppiato il caos».

L’ordinanza

Il permesso di costruire è stato annullato il 19 aprile 2008, quando dalla stessa amministrazione si sono accorti che in quella zona e soprattutto in quel luogo nessun immobile sarebbe mai potuto sorgere perché zona protetta. Una lunga battaglia legale è iniziata: costruttori da una parte con tutti i permessi in mano e amministrazione dall’altra che li ha ritirati. La lunga vicenda giudiziaria ha visto anche una richiesta di risarcimento, bocciata ancora una volta dal Tar, dopo il primo “no” al ricorso al Tar e poi al Consiglio di Stato.

Quest’ultimo ha motivato «che non spetta il risarcimento del danno, non solo perché il permesso di costruire illegittimo è stato tempestivamente rimosso, ma anche perché è falsa la presupposizione di ritenere compatibile un intervento di nuova costruzione, in parte in area demaniale e sulla battigia, oltre che in fascia di riqualificazione paesaggistica d’alto valore ambientale». I ricorrenti sono stati condannati anche a pagare 7.000 euro di spese di giudizio al Comune e altrettanti alla provincia. «E adesso anche la demolizione a carico nostro. Oltre al danno la beffa, e che beffa. Ma andremo avanti». —