Plastica in mare, quasi tutta da allevamenti

Le "calze" in plastica destro le quali vengono allevate le cozze

I dati del progetto "Fishing for litter" di Legambiente: mareggiate e cattive abitudini, così le "calze" dei mitili inquinano l'Adriatico

FERRARA. Per sei mesi volontari e pescatori hanno raccolto e smaltito i rifiuti tirati su con le reti in Adriatico, durante le attività quotidiane di pesca. il risultato è di oltre 3,3 tonnellate di rifiuti recuperati dai fondali, di cui il 97% è fatto di plastica. I dati del progetto "Fishing for litter" sono stati presentati oggi, lunedì 15 aprile, a Ferrara da Legambiente.

L'iniziativa, «una delle principali esperienze a livello nazionale di recupero di rifiuti da ambienti acquatici», si è svolta l'estate scorsa nell'area del Delta del Po, con il contributo della marineria di Porto Garibaldi. il progetto ha visto impegnati 15 volontari di Legambiente, insieme alla Cooperativa della piccola grande pesca, Clara spa, Capitaneria di porto, Comune di Comacchio e con il supporto di Bio-on, per un totale di 45 imbarcazioni utilizzate.

Il 5% dei rifiuti recuperati è costituito da materiale per il packaging, il 5% da shopper e buste di plastica, il 3% da materiali "food and drink" e il 4% da altro. Il restante 83% riguarda invece le attività di pesca e acquacoltura, un dato che «fa emergere il grave problema delle calze per l'allevamento dei mitili - avverte Legambiente -, che sono l'80% del totale dei rifiuti raccolti».

Secondo gli operatori del mare, le cause dell'abbandono di questi rifiuti sono riconducibili a due fenomeni: il primo accidentale e legato alle mareggiate, che strappano le calze piene di mitili dai filari di allevamento; il secondo è dovuto a un «atteggiamento sbagliato da parte di alcuni mitilicoltori, che tagliano le calze danneggiate abbandonandole alla corrente marina».