Ferrara, abbandonati da troppo tempo: i palazzi del silenzio 

Apertura straordinaria sabato di palazzo Prosperi Sacrati

Da Palazzo Prosperi alla Caserma Pozzuolo del Friuli: aperture ancora lontane, nonostante bandi e finanziamenti

FERRARA. Palazzi pieni di storia ma chiusi da troppo tempo. Il centro storico di Ferrara, caratterizzato da una vivacità architettonica che abbraccia vari secoli di costruzioni, da Biagio Rossetti a Carlo Savonuzzi, conserva ancora degli autentici edifici monumento che hanno le ragnatele. Abbandonati a se stessi in attesa del completamento di un finanziamento o dello sblocco di una trattativa che ancora non decolla.


Sono in una specie di limbo che aspettano una futura destinazione, che possa ridare loro vita e tornare a rispendere di luce propria come nei secoli scorsi.


Palazzo Prosperi. Il caso più emblematico è palazzo Prosperi Sacrati, edificio che è passato a fine secolo dal Demanio statale al Comune di Ferrara attraverso una permuta. Primo edificio della famosa addizione Erculea, è stata dimora - vista la posizione strategica e a ridosso di Palazzo Diamanti - di molte famiglie nobili e benestanti di Ferrara. Attualmente, come precisa l’architetto dell’amministrazione comunale Natascia Frasson, ci sono due finanziamenti per il recupero di Palazzo Prosperi Sacrati. Il primo è di 1,3 milioni derivante dai fondi del sisma. È già stato presentato un progetto preliminare per il restauro. Prima della fine della passata legislatura inoltre il Mibact aveva assegnato a palazzo Prosperi Sacrati altre 5 milioni di euro per l’impiantistica. Progetto che dovrà svilupparsi nel tempo e che dovrebbe andare a gara, secondo i tempi tecnici entro al fine del 2020.

Occorreranno circa due anni per consentire al cantiere di portare a termine l’opera di ristrutturazione e restituire finalmente al Comune un palazzo in grado di ospitare molte attività, magari dando continuità ai percorsi espositivi della Gallerie d’Arte Moderna, creando insieme a Palazzo Diamanti e a Palazzo Massari (edifici sui quali pesano i vincoli imposti dal ministero), un polo espositivo di forte impatto e tutto raggruppato in pochissimi metri di distanza tra i contenitori.

L’ex Ipsia. Si trova in decadente abbandono e per di più subisce anche le incursioni dei writers. L’ex Ipsia di via Roversella è uno storico immobile passato di proprietà al Comune di Ferrara che volentieri lo cederebbe anche per una riqualificazione. Un edificio che in passato è stato sede di varie scuole industriali, al momento è molto appetito dall’istituto Smiling che coglierebbe l’occasione per allargare gli spazi, dopo quelli già utilizzati per la didattica in corso Porta Mare e a Palazzo Gulinelli.

L’ex Caserma Pozzuolo. Un altro edificio esteso lasciato andare in malora da oltre vent’anni e la Caserma di Pozzuolo del Friuli, che recentemente è stata aperta al pubblico durante l’iniziativa “Riaperture”. L’ex caserma di via Cisterna del Follo attualmente è di proprietà della Cassa Depositi e Prestiti potrebbe interessare l’Università di Ferrara per gli ampi spazi dell’edificio in una zona centrale. Dagli anni Novanta, da quando i militari hanno abbandonato la caserma, l’edificio è in completo stato di abbandono e necessiterebbe di un urgente restauro.

L’ex Oliva. Una palazzina situata all’interno del complesso del Giardino delle Duchesse, di proprietà del Comune di Ferrara che l’ha messo in vendita. Sul fabbricato pesa il vincolo della sovrintendenza che impedisce l’utilizzo per la somministrazione di bevande e alimenti da pubblici esercizi. Potrebbe essere usata come spazio di ricezione alberghiera o come luogo culturale tipo biblioteca o sale riunione, dopo un primo interessamento il bando è rimasto ancora in attesa di acquirenti.

Palazzo Banca d’Italia.  Il palazzo della Banca d’Italia è un altro edificio monumento che è da tanti anni abbandonato. Da quando la sede di Ferrara è stata soppressa ed è stata spostata a Bologna, l’edificio è rimasto desolatamente vuoto, c’è la presenza nella palazzo di fianco in via Borgoleoni di un custode.

Difficile trovare un acquirente visto gli alti costi di mercato in centro storico degli edifici e l’eventuale lavoro di riconversione degli spazi lasciati vuoti con la partenza della banca. —


 

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