Amici Carife: il Fitd conferma, noi azzerati per salvare altre Casse

Il presidente Maccarone ha spiegato i motivi della risoluzione della banca ferrarese. Bisognava costituire massa critica per attivare la normativa 

FERRARA. Salvatore Maccarone, presidente Fitd, ha svelato ieri un altro pezzo di verità sulla vicenda del mancato salvataggio Carife. Di fronte alle due commissioni assembleari della Regione in seduta congiunta, il regista dell’aumento di capitale da 150 milioni approvato nel luglio 2015 ma mai varato, ha spiegato perché la banca ferrarese venne inserita tra le quattro in risoluzione anche se, come gli aveva fatto notare Marcella Zappaterra (Pd), il suo piano di salvataggio era già ben avviato.


Per applicare la risoluzione, è la sintesi della risposta di Maccarone, bisogna per legge essere in presenza di «un rilevante interesse pubblico», cioè il rischio crac per un territorio bancario molto ampio e una massa di depositi elevata: con Carife si raggiungevano 12 miliardi di euro di depositi. «È una rivelazione importante - insorge Marco Cappellari (Amici Carife), presente all’audizione - perché conferma che Carife è stata sacrificata per evitare il bail-in (soluzione drastica con azzeramento di tutti i titoli e dei depositi più alti, ndr) di altri istituti, a partire da Banca Marche».

In realtà il presidente Fitd ha ricostruito anche i mesi precedenti alla risoluzione: a gennaio 2015, ai tempi dei primi contatti con i commissari Carife, la banca ferrarese «era nelle condizioni di essere salvata». Il via libera della Bce però non arrivò mai perché la Commissione Ue era contraria all’impiego nella ricapitalizzazione del fondo obbligatorio del Fitd. Si è così arrivati al 19 novembre 2015, alla lettera dei commissari Vestager e Hill, nella quale si ribadiva il no al fondo obbligatorio ma anche il via libera al fondo volontario, un escamotage del Fitd per aggirare i divieti europei.


Perché non venne utilizzato per salvare Carife e le altre banche poi risolte, e invece per Tercas sì? L’11 novembre il Fitd aveva deliberato la costituzione del fondo volontario ma l’assemblea con le banche venne riunita solo il 26 novembre, e i tempi tecnici per la erogazione dei soldi avrebbero superato l’1 gennaio 2016, data in cui scattava il bail-in. La risoluzione era già avvenuta, il 22 novembre. —

S.C.

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