Buste esplosive alla Procura, arrestato un anarchico a Ferrara

Alfredo Cospito, l'ideologo anarchico già condannato a vent'anni di reclusione

Giuseppe Bruna, 49 anni, lavora in una residenza per anziani: con altri due insurrezionalisti è accusato degli attentati ai pm di Torino

FERRARA. I carabinieri del Ros hanno arrestato tre anarco-insurrezionalisti, autori di attentati esplosivi inseriti nella campagna di lotta contro la repressione del giugno 2017. Le indagini, coordinate dalla procura della Repubblica di Milano, hanno accertato come gli autori si fossero riuniti a Genova per la spedizione di tre pacchi esplosivi recapitati al Palazzo di Giustizia di Torino e indirizzati a due pm della Procura subalpina. Sono in corso anche perquisizioni in Italia e all'estero.

Gli arrestati per attentato per finalità terroristiche o di eversione per l'invio di 3 ordigni sono Giuseppe Bruna, 49enne che vive a Ferrara, Robert Firozpoor, 23enne iraniano e Natascia Savio, 35enne torinese.

 

Erano arrivate il 7 giugno 2017 ed erano indirizzate ai pm Antonio Rinaudo e Roberto Sparagna le due
buste esplosive su cui hanno indagato i carabinieri del Ros. Entrambi i magistrati si occupavano di terrorismo ed eversione. Sparagna, in particolare, aveva coordinato l'inchiesta per terrorismo, chiamata "Scripta Manent", sugli anarchici delle Fai-Fri. Le due buste, che contenevano fili elettrici, polvere da sparo e una batteria ed erano in grado di esplodere, avevano un timbro postale da Genova. Come mittente riportavano, evidentemente in maniera fittizia per tentare di eludere i controlli, i nomi di avvocati. L'area interna del Palazzo di Giustizia venne chiusa per permettere agli artificieri di neutralizzare gli ordini in sicurezza. Le indagini, almeno in un primo momento, riguardavano una busta analoga indirizzata agli uffici di Roma del Dap (il dipartimento dell'amministrazione penitenziaria).

Nella loro "campagna esplosiva" i tre anarco-insurrezionalisti arrestati dai carabinieri del Ros, coordinati dal capo del pool antiterrorismo milanese Alberto Nobili e dal pm Piero Basilone, avrebbero seguito «i dettami dell'ideologo detenuto della Fai (Federazione anarchica informale) Alfredo Cospito».

Il «triplice attentato esplosivo», stando alle indagini, si inquadra «per tempi e modalità di esecuzione, nell'ambito della campagna d'azione lanciata dal documento istigatorio 'Per un giugno pericoloso", elaborato a Roma nell'aprile 2017 con lo scopo di sviluppare una nuova prospettiva della lotta anarchica più violenta contro la repressione». Nella stessa «campagna di giugno» sono stati compiuti numerosi attentati in Italia e all'estero. Una «campagna esplosiva» che rappresentava «l'avvicinamento di esponenti della corrente sociale al metodo esplosivo della Fai, secondo i dettami dell'ideologo detenuto Alfredo Cospito, che da tempo aveva aperto nei suoi proclami anche all'azione anonima».

Proprio «la commistione di azioni e di obiettivi», stando alle indagini, ha segnato «l'intreccio delle lotte sotto il comune denominatore della violenza antisistema». In questo senso per gli investigatori «sono emblematici gli obiettivi colpiti»: Roberto Sparagna, pm nel processo "Scripta Manent" contro esponenti della Fai-Fri, che si è concluso di recente con pesanti condanne; Antonio Rinaudo, pm torinese che ha storicamente condotto processi contro gli anarchici (Natascia Savio nel 2016 era stata destinataria di un obbligo di dimora proprio in un'inchiesta di Rinaudo); Santi Consolo e il Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria, considerati «simboli della repressione carceraria e responsabili delle vicissitudini carcerarie del detenuto Maurizio Alfieri, criminale comune politicizzatosi in carcere, che era stato trasferito dal carcere di Milano Opera a quello di Napoli Poggioreale».

Le indagini hanno accertato come proprio Robert Firozpoor fosse «tra i promotori della campagna contro il Dap e a sostegno di Alfieri, con cui intratteneva numerosi contatti epistolari e ideologici e a cui forniva anche sostegno economico».

Oltre a quelli inviati ai due pm torinesi Antonio Rinaudo e Roberto Maria Sparagna e fortunatamente non esplosi, i tre anarchici arrestati dai carabinieri del Ros hanno inviato, secondo l'accusa, anche un plico esplosivo (non esploso), il 12 giugno 2017 «al dottor Santi Consolo, all'epoca direttore del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria di Roma». Le indagini svolte, spiegano i carabinieri del Ros, hanno evidenziato anche «uno stretto collegamento» di uno dei tre arrestati, Robert Firozpoor, «con l'anarchico di origine nigeriana Divine Umoru, arrestato nell'agosto 2016 a Bologna per possesso di materiale esplosivo e documentazione propedeutica al compimento di attentati». Un arresto che «assumeva particolare rilievo in quanto potrebbe rappresentare uno dei moventi dell'attentato esplosivo alla Stazione dei Carabinieri di Bologna Corticella del 27 novembre 2016 (unitamente alla allora recente esecuzione dell'operazione "Scripta Manent" del 6 settembre 2016)».

Gli ordigni, chiariscono gli investigatori, «composti da un meccanismo di attivazione a strappo, per le loro potenzialità costruttive potevano ledere anche la vita dei destinatari».

Il blitz ha portato all'arresto di Giuseppe Bruna, «49enne, agrigentino trapiantato a Ferrara», di Robert Firozpoor, «23enne di origine iraniana, infermiere nel modenese ed attivo nel laboratorio libertario Ligerà di Modena», e di Natascia Savio, «35enne, torinese, localizzata in Francia nei pressi di Bordeaux, dove stava svolgendo lavori stagionali nel campo della viticoltura».

Le indagini hanno evidenziato come i tre «si fossero incontrati a Genova il 27 maggio 2017 per attuare il progetto eversivo». Nel capoluogo ligure, dove Giuseppe Bruna abitava prima di trasferirsi a Ferrara per svolgere attività di assistenza presso una struttura per anziani, «i tre hanno acquistato i componenti per il confezionamento degli ordigni». Bruna e Savio, infatti, «venivano individuati dalle immagini di videosorveglianza della chiesa di San Luca, che li riprendeva mentre acquistavano in un negozio gestito da cittadini cinesi le buste "multiball" all'interno delle quali venivano occultati gli ordigni».

Poco dopo, in un internet point di Genova gli arrestati avrebbero cercato «in rete gli indirizzi dei destinatari a cui sarebbero stati inviati i pacchi esplosivi». Analoga ricerca veniva «effettuata sul sito degli avvocati, da cui venivano scaricati mittenti fittizi». I tre arrestati venivano anche ripresi ancora dalle telecamere «mentre passeggiavano camminando distanti tra loro». I tre, secondo gli investigatori, avrebbero avuto il «tipico modus operandi utilizzato anche in altri attentati anarchici, in quanto spegnevano i telefoni proprio nell'orario a cavallo dell'acquisto dei componenti e delle ricerche web».

Natascia Savio, la 35enne torinese arrestata assieme ad altri due anarco-insurrezionalisti nell'inchiesta della Procura di Milano sull'invio di tre plichi esplosivi nel 2017 a due pm torinesi e al direttore del Dap, in un'intercettazione «commentava negativamente l'inerzia del movimento spagnolo, affermando di voler invece "mettere le bombe"». Lo spiegano i carabinieri del Ros che hanno condotto l'indagine "Prometeo".

«I tanto denigrati pacchi-bomba» sono «una pratica antica» che «fa parte della tradizione anarchica». Sono queste - così venivano riportate dai siti internet di area antagonista - le espressioni utilizzate dal torinese Alfredo Cospito, l'anarchico delle Fai-Fri che le indagini dei carabinieri del Ros definiscono l'ideologo da cui hanno tratto ispirazione i tre arrestati per le buste esplosive alla procura di Torino e alla sede di Roma del Dap.

Lo scorso 24 aprile, a Torino, Cospito è stato condannato in primo grado a 20 anni di carcere per terrorismo al termine del processo Scripta Manent. Lo stesso Cospito era già stato condannato in via definitiva con il compagno Nicola Gai per l'attentato all'ad di Ansaldo nucleare, Roberto Adinolfi, avvenuto a Genova.