Malattie neurodegenerative, la ricerca più avanzata si fa anche a Ferrara

I professori Paolo Zamboni, a sinistra, e Pierfrancesco Veroux al convegno internazionale sulle malattie naurovascolari a Ferrara

Dalla sperimentazione degli ultrasuoni per la diagnosi precoce e la prevenzione di Alzheimer e demenza all'applicazione di nuove metodologie per individuare i casi in cui conviene intervenire con l'angioplastica nelle vene giugulari nei casi di Ccsvi. A Cona si parla anche di nuove possibili terapie per la sindrome di Ménière

FERRARA. È cominciato ieri e prosegue oggi, nell'aula magna dell'ospedale di Cona, il convegno internazionale sulle malattie neurovascolari dell'ISNVD (International Society Neurovascular Disease). Un incontro scientifico che ha portato a Ferrara esperti da tutto il mondo per fare il punto sui progressi compiuti dalla ricerca nel campo di alcune malattie altamente invalidanti, come l'Alzheimer e l'ictus. Importanti, spiega Paolo Zamboni (direttore del Centro Malattie Vascolari dell'Università di Ferrara), sono le novità che stanno via via emergendo, «grazie a questa società scientifica che raccoglie un gruppo interdisciplinare di scienziati convinti che il "movente" vascolare sia un grosso pezzo del "delitto" delle malattie neurodegenerative». Fra le principali novità ci sono due screening, uno londinese e uno ferrarese, «che dovrebbero individuare coloro che sono destinati a un declino cognitivo (Alzheimer o demenza) - spiega Zamboni - e questo è importante perché darebbe l'opportunità di lavorare sulle persone affette da queste malattie per le quali non esiste cura, cercando di prevenire». Il sistema ferrarese di indagine «ha il vantaggio - continua Zamboni - che non è invasivo e non è costoso per la comunità perché si usano solo gli ultrasuoni, ma è comunque in fase sperimentale - precisa - e si spera che in un paio d'anni possa diventare operativo per tutti in tutta Italia».

Altra importantissima novità sono i nuovi dati sullo studio Brave Dreams, gli ultimi risultati cioè della ricerca sulla Ccsvi (Insufficienza venosa cronica cerebro-spinale), malattia individuata dallo stesso Zamboni: «Una ulteriore analisi dei dati - racconta il professore - ha dimostrato che è possibile capire in anticipo su quali persone si può fare l'intervento di angioplastica con pallone nelle vene giugulari con alta probabilità di successo e su quali invece no. Nei casi in cui l'intervento non viene raccomandato - continua il docente - questo avviene perché la presentazione anatomica di questi soggetti non permette di poter ottenere un miglioramento, la ricerca quindi si fa 'protettiva' perché impedisce che queste persone facciano interventi inutili».

Al centro dell'interesse del gruppo di studi c'è poi la sindrome di Ménière, una malattia gravemente invalidante a livello lavorativo e sociale «che dà sempre un ronzio nelle orecchie - spiega Zamboni - e per la quale viene presentata in questo convegno una terapia vascolare innovativa che pare migliori sensibilmente la vita di queste persone». Novità poi per quanto riguarda anche la seconda causa di morte al mondo secondo l'Oms, ovvero l’ictus: «Sono state presentate esperienze che vanno oltre le terapie attuali - racconta il direttore del Centro Malattie Vascolari - oggi la terapia è la trombolisi ma bisogna farla entro un determinato numero di ore dal momento dell'ictus. La domanda alla quale si cerca di rispondere è: quanto tardi è il più tardi in cui possiamo intervenire, aumentando il numero di persone che possiamo recuperare?'». La risposta sembra arrivare da nuove tecnologie diagnostiche raffinate «che predicono se possiamo intervenire su una persona un po' più tardi di quanto non si possa fare ora», dice Zamboni. —

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