Fuori dai luoghi sanitari la sigaretta elettronica

Approvato dall’Asl il nuovo regolamento contro il fumo nei luoghi di cura

FERRARA. Non è un vero e proprio divieto di fumo, ma una «raccomandazione», precisa il medico Marco Lodi, referente per l’Asl del progetto “Ospedali e servizi sanitari senza fumo” del “Piano regionale tabagismo”.

È bene sapere però che accendendo una sigaretta elettronica o una sigaretta “senza fumo”, le alternative oggi disponibili sul mercato alla “boccata” tradizionale, nei pressi di un presidio sanitario si rischia di essere «caldamente invitati» a spegnerla.


L’ultimo regolamento, appena approvato dall’Asl, tende a fare poche distinzioni tra chi aspira tabacco bruciato o non combusto, oppure vapore aromatizzato alla nicotina, ma spiega che l’atteggiamento - seppur più morbido - nei confronti di chi si avvale di prodotti alternativi alla sigaretta e aspira le emissioni in ambienti destinati all’uso sanitario è sempre figlio «della finalità di garantire il diritto alla salute e alla protezione contro i rischi correlati al fumo».

Per sigaretta elettronica e prodotti a tabacco riscaldato e non combusto (tipo “Iqos”) l’Asl si appella al «principio di precauzione» perché sugli effetti di questi prodotti sulla salute individuale e pubblica il mondo scientifico non si è ancora espresso in modo definitivo.

Il nuovo regolamento indica con maggiore precisione rispetto al passato anche i luoghi nei quali vige il divieto di fumo che viene segnalato con appositi cartelli: le aree apertedi proprietà o pertinenza dell’Asl più vicine agli accessi e ai percorsi sanitari; le pertinenze esterne di strutture universitarie ospedaliere, di presidi ospedalieri, dei reparti di ginecologia ed ostetricia, neonatologie e pediatria delle strutture universitarie ospedaliere e dei presidi ospedalieri.

L’estensione del divieto di fumo alle pertinenze esterne delle strutture sanitarie viene ribadito tra le finalità del provvedimento, un punto che non compariva tra gli obiettivi enunciati in testa al regolamento emanato nel 2012.

L’introduzione delle normative, nazionali, regionali e locali in materia anti-fumo ha avuto l’effetto di ridurre in maniera drastica i comportamenti scorretti o trasgressivi all’interno degli edifici che ospitano servizi sanitari.

Il nuovo dispositivo prova ad allontanare ulteriormente il fumo prodotto dal tabacco in combustione, ma anche i suoi succedanei, dai luoghi frequentati da persone che necessitano di visite specialistiche, esami e cure mediche.

Una prova indiretta è il numero delle sanzioni inflitte per la mancata osservanza del divieto. «Solo un paio negli ultimi anni», quantifica Marco Lodi.

La bassa incidenza di provvedimenti punitivi può essere letta anche come l’effetto di una scarsa vigilanza. Il regolamento prevede l’individuazione di agenti accertatori che possono «contestare immediatamente al trasgressore» l’infrazione, redigere il verbale di accertamento e notificarlo.

Atti contro i quali il cittadino sanzionato può «inoltrare all’autorità competente scritti difensivi» entro 30 giorni. Dal punto di vista meramente pecuniario la multa per chi commette la violazione può variare da 27.50 a 275 euro mentre è più salata per i soggetti inadempienti «incaricati dell’obbligo di curare l’osservanza del divieto»: può lievitare da 220 a 2.200 euro.

Il regolamento comunque non intende, come rimarca Lodi, proporsi come strumento repressivo, piuttosto come azione positiva mirata alla prevenzione.