«Basta già la tragedia»: non ci sono colpe per la morte di Hadiya

Il funerale della piccola Hadiya

Assolta la zia, accusata di non aver vigilato sui bimbi in casa. I legali: giustizia giusta per la neonata caduta dalla finestra

CENTO. «Sì, questa volta la giustizia è stata giusta»: niente tecnicismi legali, non servono, perché «basta già la tragedia». Usa poche parole, l’avvocato Carlotta Gaiani dello studio Anselmo, dopo l’assoluzione della zia di Hadiya, la bimba di tre mesi e mezzo che il 23 giugno di due anni fa cadde dalla finestra di casa, in via Ugo Bassi a Cento, morendo sul colpo.


Già condannati

E parla per la famiglia della piccola: «Siamo molto contenti per l’assoluzione, perché questa famiglia ha già avuto la sua condanna e la sua pena dalla vita per affrontare questa tragedia». Sul piano penale – aggiunge – «è giusta l’assoluzione, siamo sollevati, umanamente, pensando al fatto che non vi è stata una condanna penale: sì stavolta la giustizia è stata giusta».

Il giudice Danilo Russo ha valutato (spiegherà tra 60 giorni i motivi) che la zia che quel giorno del giugno di due anni fa si trovava in casa, con la piccola e altri due bimbi, mentre la mamma di Hadiya era in bagno, non vi fu “abbandono di minori”, come la procura aveva proposto, chiedendo la condanna a 6 mesi. Una lettura “tecnica” di una tragedia che si consumò in pochi attimi, sotto gli occhi della zia: quel giorno, il 23 giugno del 2017, in casa si trovavano la mamma della piccola, la zia e altri tre bimbi piccoli, fratelli e cugini di Hadiya. La mamma era in bagno sotto la doccia, la zia stava allattando la figlia piccola, neonata. Mentre Hadiya era nel lettino.

Un attimo e il dramma

I bimbi l’hanno presa dal lettino, appoggiandola al davanzale della finestra, con gesti che si sono trasformati nel dramma che ieri i giudici hanno dovuto valutare. Un dramma che si consumò in pochi secondi nell’impotenza della zia, rimasta imputata (e assolta) fino a ieri per “abbandono di minori”. Anche la mamma di Hadiya era stata messa sotto accusa, poi archiviata. Quindi il processo chiuso ieri con la decisione del giudice Russo di assolvere la donna.

La richiesta che era stata portata avanti dalla difesa, e l’avvocato Carlotta Gaiani aveva sempre spiegato il motivo: «Fu una tragica fatalità, e per questo motivo avevamo chiesto non venisse attribuita una responsabilità penale. Si era trattato di un fatto imprevedibile: una mamma può immaginare tante specie di pericoli, ma non quello che è avvenuto quel giorno». –

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