«Igor, mai pentito e spietato criminale». I motivi dell’ergastolo

Il giudice spiega come si è arrivati alla condanna del killer.  L’avvocato Anselmo: Verri sottoposto a rischi inammissibili

Igor Vaclavic, ma il nome vero è Norbert Feher, «non ha inteso fornire alcun autonomo contributo alla ricostruzione dei fatti, rivendicando con compiaciuto orgoglio di essere pagato per tacere». La sentenza che ha condannato all’ergastolo Igor “il russo”, a Bologna nel marzo scorso, gli contesta «la lucida, fredda, spietata geometria criminale» e invita a non leggere «sbavature nella fase esecutiva» e a «non «evocare rivisitazioni critiche che possano suonare come un autentico pentimento o come inizio di una revisione critica». Insomma Igor ha tenuto la “verità” per sè e non ha mai dato segno di aver preso coscienza della tragedia di cui è stato responsabile e protagonista: quindi merita il massimo della pena. Il giudice dell’abbreviato, Alberto Ziroldi, nel motivare la mancata concessione delle attenuanti generiche al serbo, accusato di due omicidi (Davide Fabbri a Bologna e Valerio Verri a Portomaggiore) e di altri gravissimi reati, attualmente detenuto in Spagna per un triplice assassinio successivo ai delitti compiuti in Italia, osserva che la confessione di Igor, «peraltro non completa, si riduce a una semplice contabilizzazione sequenziale refrattaria a ogni profilo di autocritica oggettivamente non associata ad alcuna prospettiva di mitigazione della pena che, peraltro, Feher non sembra nemmeno attendersi».

In 27 pagine di sentenza il gup ricostruisce i delitti commessi tra il 30 marzo e l’8 aprile 2017, dalla rapina di una guardia giurata a Consandolo di Argenta (Ferrara) all’omicidio del barista di Budrio (Bologna) Davide Fabbri, fino all’agguato in cui venne ucciso il volontario Valerio Verri e gravemente ferito l’agente di polizia provinciale Marco Ravaglia, nelle campagne di Portomaggiore.


La lunga fuga. Poi Igor fece perdere le sue tracce, restando latitante fino all’arresto a Teruel (Spagna) otto mesi dopo, dove prima di essere bloccato uccise due agenti della Guardia Civil e un agricoltore. Oltre a sottolineare i molteplici indizi, balistici, genetici e testimoniali che inchiodano l’autore dei reati, il giudice segnala le contraddizioni del suo racconto. Igor tra l’altro disse di essere andato nel bar di Fabbri, l’1 aprile 2017, per recuperare un credito di 10mila euro e poi di essersi difeso dall’aggressione del barista. Quest’ultima ipotesi, per il giudice, si pone «in radicale contrasto con il dato obiettivo». Inoltre l’indagine «non ha consentito di accertare con certezza se vi fosse una pregressa conoscenza tra i due».

I legali all’attacco. La sentenza del processo a Norbert Feher «riconosce in pieno quello che abbiamo da sempre detto e cioè che Valerio Verri non è morto nell'adempimento del dovere, ma è stato sottoposto a rischio a cui non doveva essere esposto», ha dichiarato l'avvocato Fabio Anselmo, legale dei figli della guardia ecologica volontaria. Anselmo ha sempre sostenuto che a Verri, volontario disarmato, non doveva essere consentito di trovarsi sul luogo dell’agguato. Dopo l'archiviazione da parte del gip di Ferrara dell'esposto presentato, il ricorso del legale ha superato il vaglio di ammissibilità alla Corte Europea dei diritti dell'uomo. «Ora ci attendiamo che il ministero dell'Interno in tempi brevi lo riconosca Vittima del dovere, visto che fino ad oggi non è stato nemmeno convocato», ha aggiunto l'avvocato Denis Lovison, difensore di Ravagli. —

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