Fiume di droga tra Cento e Finale, chili di cocaina consegnati a domicilio

Cinque persone in carcere e due ai domiciliari. La banda di spacciatori era guidata da una ragazza  

Carabinieri, traffico di cocaina tra Modena e Ferrara, il capo della banda era una ragazza

CENTO. Sette arresti, tra cui un centese di 34 anni, due casumaresi di 36 anni e un nigeriano di 25 anni residente a Ferrara. È il bilancio di un’operazione antidroga dei carabinieri di Carpi (Modena) che ieri ha smantellato un vasto giro di spaccio di cocaina tra la Bassa Modenese e il Ferrarese. A capo della banda una ragazza marocchina di 25 anni, di Finale Emilia, che ha imparato il “lavoro” dal padre. . In carcere sono finiti la ragazza di 25 anni (S.J.) e suo padre (E.M.J. di 55 anni), un netturbino 34enne italiano dalla doppia vita (G.B. residente a Finale) e due grossisti: un marocchino residente nel Mantovano (M.L. 37enne) e un nigeriano di Ferrara (J.E. di 25 anni). Vanno invece ai domiciliario due uomini di Casumaro: il 37enne T.A. e il 36enne A.F., che venivano riforniti della cocaina dall’operatore ecologico e quindi la piazzavano sul mercato al dettaglio.

PRIMA LE VIOLENZE

Tutta l’inchiesta ha preso il via dall’intuito dei carabinieri di Finale Emilia, che dopo aver arrestato il 55enne originario del Marocco per le violenze contro la compagna - le frantumò sul viso un posacenere - decisero di approfondire gli accertamenti sulla vita dell’uomo, che gestiva i laghetti di Massa Finalese. E gli investigatori scoprirono come il marocchino avesse anche un considerevole giro di spaccio.

Ma l’indagine non si è fermata ai primi risultati. Così, coordinati dal pubblico ministero Giuseppe Amara, i militari hanno iniziato a cercare riscontri e prove sull’esistenza di un’organizzazione dedita alla vendita di cocaina e, in quantità inferiori anche di Lsd, ecstasy e medicinali. Un anno di appostamenti, riscontri telefonici e sequestri di piccole dosi: ecco gli ingredienti che hanno portato ai sette arresti avvenuti ieri all’alba tra Finale, Casumaro, Ferrara e Carbonara Po.

Le indagini

Da un punto di vista investigativo è particolarmente rilevante la figura della ragazza. I carabinieri di Finale e della Compagnia di Carpi hanno infatti rilevato come avesse ereditato l’attività di spaccio del padre, allargandola a nuovi clienti. Era lei che riceveva la merce dal marocchino di Carbonara Po e poi, con altri pusher, si ritrovava ai laghetti di Massa Finalese per gestire l’attività di smistamento.

Stando alle indagini c’erano tre modalità di cessione: la droga - ne sono stati sequestrati diversi etti nel corso dell’indagine - veniva messa o nella cassetta della posta o sui davanzali delle case dei clienti, che l’indomani (con le medesime modalità) consegnavano il denaro). Talvolta era la stessa ragazza a tenere i rapporti con i fruitori più importanti.

Ci sono stati anche momenti critici nei rapporti tra pusher e clientela tant’è vero che il padre della giovane in almeno due casi, ha usato minacce e maniere forti e per questo è indagato anche per estorsione.

RIFORNIMENTI A FERRARA

Tutta diversa era l’attività dell’operatore ecologico, dipendente di una coop che fa recupero di rifiuti nel Finalese. Lui si riforniva a Ferrara da un nigeriano, ma sono registrati contatti con la 25enne magrebina quando qualcuno rimaneva senza stupefacente, e affidava la cocaina ai due amici o la consegnava con il camioncino di servizio durante il lavoro.

Nelle perquisizioni di ieri mattina, scattate alle 5, e nella contestuale notifica dell’ordinanza di arresto, è stata impegnata una ventina di carabinieri. Non risulta essere stata trovata cocaina nelle varie abitazioni, ma diverso materiale probatorio: dal mammitolo (sostanza utilizzata per tagliare la cocaina e ridurne la qualità) a migliaia di bustine di plastica per la vendita al dettaglio, ai bilancini di precisione per pesare la droga.

«Ancora una volta - ha detto il capitano dei carabinieri della compagnia di Carpi, Alessandro Iacovelli - l’Arma ha dimostrato di conoscere il territorio e andare oltre alle prime risultanze investigative. Riteniamo di aver smantellato un’organizzazione autonoma, che aveva numerosi clienti tra la Bassa e la zona di Cento, con ramificazioni fino a San Pietro in Casale». —

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