Prigionieri della Super, tre ore sotto al sole: «Non ci hanno avvertito, saremmo usciti prima»

Urla e polemiche sulle condizioni della Ferrara-mare.  «In queste occasioni diventa una trappola, non c’è nemmeno la corsia di emergenza» 

Prigionieri della Superstrada: "L'incidente non era segnalato"

FERRARA. Ogni anno la stessa storia. Primo fine settimana di traffico intenso e la Ferara-mare va in tilt. Questa volta oggi, domenica 30 giugno, dodici chilometri di coda, 35 gradi, nessuna corsia di emergenza come anche nessuna piazzola abbastanza grande o ombreggiata dove trovare un minimo di riparo.

Dopo i primi trenta minuti, la gente in coda avendo intuito che le cose sarebbero andate avanti a lungo, ha iniziato in qualche modo a “organizzarsi” tra proteste, telefonate a parenti e video di rabbia postati sui social.



L’ingegno. In un primo momento quasi tutti sono rimasti in auto con il motore acceso per godere almeno dell’aria condizionata. Ma dopo quasi un’ora fermi ci hanno rinunciato più o meno tutti. Qualcuno è arrivato fin sotto il cavalcavia per cercare dell’ombra, portando prevalentemente i bambini mentre qualcun altro ha utilizzato lenzuola e asciugamani per cercare di creare tende di fortuna lasciando la portiere aperte.



Non sono mancato ombrelli e ombrellini aperti, come anche passaggio di bottiglie d’acqua gentilmente offerte da chi aveva fatto il pieno al supermercato con lo scopo di riempire il frigorifero della casa delle vacanze.

La rabbia. Alessandro Restaino ha camminato per un chilometro circa ed è arrivato sul luogo dell’incidente. «Mi sono offerto di venire a controllare, adesso manderò un messaggio - dice accaldato -. Volevamo almeno capire, questa strada diventa una trappola infernale. Stavamo andando in piscina, nemmeno al mare perché fare la Romea non ci sembrava il caso. Ed eccoci qui lo stesso».

«Quando succede qualcosa non c’è scampo - fa eco Federico Zanichelli - ci fosse ameno una corsia d’emergenza in casi come questi sarebbe molto più facile risolvere il traffico».

Con il passare del tempo e l’aumento della temperatura, anche gli animi si sono accesi. «Ero in ospedale a Cona, quando sono rientrato in Super nessuno mi a avvertito - fa presente sconsolato Bruno Della Sala -. Adesso ho mia moglie e mia cognata in macchina, sono venuto qui dalla polizia a chiedere qualcosa perché non posso stare con l’auto accesa e fa caldissimo. Ma sarà lunga, devono spostare tutte queste macchine. Mettere a pagamento questa strada? E cosa cambia? Non ci sono vie di fuga, siamo in trappola».

La rabbia di una domenica di vacanza passata a cuocere sull’asfalto è alta. «Vanno forte, fortissimo - lamenta Paolo Terzolo - Li ho visti sfrecciare e poi ecco i disastri in questa strada che merita solo parolacce. Mi chiedo però perché non chiudere subito, perché non farci uscire a Migliarino o anche prima. Adesso per smaltire tutto questo ci vorranno delle ore».

«Tutti gli anni la stessa storia, tutti a protestare e siamo sempre punto e capo - alza la voce Sergio Tigano - Avevamo in macchina bambini piccoli ma siamo riusciti in qualche modo a mandarli via con alcuni parenti che sono riusciti ad arrivare dall’altra parte e comunque anche i medici e le forze dell’ordine sono arrivati subito ad aiutarci. Il problema resta sempre questa strada maledetta, dove basta anche una distrazione e succede un disastro». —

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