Padre coraggio denuncia:  «Mio figlio si vergogni, non voglio diventi uno spacciatore di droga»

Il ragazzo fermato domenica dai carabinieri con 40 grammi di fumo: «Non è la prima volta e ci risponde: io faccio quello che voglio». L'appello del genitore esasperato che ringrazia e si complimenta coi militari dell'Arma  

Retata in zona Gad

L’appello

«Voglio fargli capire che quello che sta facendo non è certo una bella cosa: a mali estremi, estremi rimedi. Voglio che si vergogni, che la smetta, che capisca i suoi sbagli. Tutti glielo hanno detto: amici, parenti, noi genitori, ma lui continua a dire “faccio quello che voglio io”».

La denuncia del padre

Il papà ha la voce stentata, ma è fermo nella sua decisione: contatta la Nuova Ferrara e “denuncia” «come atto punitivo», con un appello pubblico, il figlio, dopo che il ragazzo, 17enne, è stato sì denunciato, penalmente, per detenzione di droga: 40 grammi di “fumo” che i carabinieri gli hanno trovato addosso e in una sacca domenica mattina in piazzetta Toti. Non è facile raccontare per lui, la storia di se stesso, come padre, e di suo figlio. Una storia difficile, che ha avuto come epilogo la decisione di trasferire il ragazzo in una comunità protetta per minori, nel Bolognese, dopo un primo episodi di spaccio: «Il 26 maggio scorso lo avevano trovato con 4 grammi di hashish, ci aveva promesso che, come diceva “Non lo faccio più”. Invece...». Il papà e la madre del ragazzo, la ex moglie, decidono assieme ai servizi sociali di collocare il figlio nella comunità: «Così è più controllato, ci eravamo detti: anche in questo caso, visto che in comunità vive dal 6 giugno, non è possibile confermarlo». Il racconto del “padre coraggio”, che vuole che il giornale faccia “svergognare” il figlio, inizia ieri mattina, con una messaggio sulla bacheca di Facebook della “Nuova Ferrara”. «Voglio raccontarvi cosa è accaduto a mio figlio, fermato dai carabinieri, per droga».



Bravi i carabinieri

Sorpresa, stupore. Non è mai accaduto che un genitore divulgasse i guai del figlio, ai giornali: soprattutto se ritenuto uno spacciatore, che - per la cronaca, solo perché minore e in una comunità protetta, ha evitato il carcere: per quella quantità si finisce dritti dritti in cella. Al telefono non nascondiamo lo stupore: chiediamo il motivo del contatto: «Vuole criticare l’operato dei carabinieri?» gli chiediamo a bruciapelo. «Niente affatto». Non vuol difendere il figlio, o meglio non vuole diventi uno spacciatore. Lo accusa: «Voglio che mio figlio si trovi sul giornale, che capisca che quello che crede sia giusto per lui, non lo è. I carabinieri? Bravi e giusti, non posso che complimentarmi, per come hanno operato: lo hanno perquisito, trovandogli la droga: me lo hanno detto che stavolta non va in carcere...». La prossima, invece. E allora, si può tentare di recuperare. Come? «Gli ho chiesto perché ha fatto tutto questo: mi ha risposto che stava portando la droga da Bologna a Ferrara a qualcuno».

Fare il corriere

« Gli ho detto che è fare il corriere della droga, peggio dello spacciatore: Lui, non vuole sentir parola. A settembre deve tornare a scuola, fa l’Alberghiero, se faccio questo è per tentare che si corregga. Voglio venga punito con questo articolo, che tutti sappiano, si deve vergognare: lo dico da padre, gli voglio bene». —

Daniele Predieri

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