Carcere, un incendio in cella e un altro tentato suicidio

Giovedì notte due nuovi episodi che confermano la situazione  di malessere all’interno del penitenziario cittadino. Casi sempre più frequenti

FERRARA. Ancora una notte movimentata nel carcere di Ferrara. Un detenuto di nazionalità italiana ha infatti tentato di togliersi la vita nella sua cella e un principio di incendio si è innescato in un’altra zona del carcere. A darne notizia è stato il segretario generale aggiunto del sindacato di polizia penitenziaria Sappe, Giovanni Battista Durante, che assieme a Francesco Campobasso, segretario nazionale, ha firmato una nota stampa in cui segnala i due «eventi critici». Il detenuto che ha cercato di impiccarsi l’altra notte «è stato tratto in salvo» dalla polizia penitenziaria, precisa Durante, il rogo è stato spento «senza danni per le persone».

Escalation di tensione.  Si tratta solo degli ultimi due casi di casi di cronaca avvenuti all’interno del penitenziario cittadino. Proprio ieri i giornali riportavano la notizia del tentato suicidio di Eder Guidarelli, che ha deglutito farmaci antidepressivi e detersivo per pavimenti. Nel giugno scorso era stato un telefonino in possesso di un detenuto albanese, in carcere per traffico di droga, a sollevare l’attenzione sulla situazionein via Arginone. Un fatto ritenuto di particolare gravità e sul quale è stata aperta un’inchiesta.


Il mese prima, a maggio, due agenti penitenziari erano stati aggrediti da un detenuto. A denunciare il fatto era stato il sindacato Osapp Carceri, per voce del suo segretario provinciale Lorenzo Bosco. Un cittadino di origine magrebina si era procurato dei tagli nella propria cella ed al momento di essere accompagnato in infermeria, per le necessarie cure, se l’era presa con due agenti di polizia penitenziaria che gli stavano prestando soccorso. A dicembre 2018 un tafferuglio aveva creato un notevole scompiglio all’interno del penitenziario. Una richiesta non esaudita da parte di due detenuti maghrebini aveva portato all’incendio di due materassi e all’intossicazione di alcuni agenti. Nel novembre scorso, inoltre, un detenuto aveva sputato in faccia a un agente. Tutti casi che indicano uno stato di malessere e di tensione irrisolti che continua a riproporsi con eventi isolati ma ora piuttosto frequenti. —

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