Sanità. Via libera ai bilanci di Asl e Sant’Anna. Sindacati inviperiti: diritti “diseguali”

Polemica sulla distribuzione delle risorse per gli anziani. Sette i Comuni astenuti tra cui Ferrara, Copparo e Argenta

FERRARA. Via libera con un voto contrario e sette astensioni, ieri, ai bilanci preventivi di Asl e Sant’Anna. La votazione è avvenuta in Conferenza socio-sanitaria, dove sui documenti finanziari e di programmazione delle due aziende sanitarie si sono espressi favorevolmente 13 Comuni. La scelta dell’astensione è stata duramente contestata, al termine della Conferenza, dai rappresentanti di Cgil, Cisl e Uil, che hanno puntato il dito anche sull’assenza di un dibattito che, sostengono, aveva avuto il tempo di maturare.

La discussione


Ieri (martedì 23 luglio) si è svolta la seconda riunione dell’organismo dopo il rinnovo post-elettorale. Durante i lavori della prima, lo scorso 9 luglio, era stata presa la decisione di rinviare la discussione per dare tempo ai sindaci che avevano ascoltato le relazioni dei direttori per esaminare in dettaglio conti e investimenti. Si era parlato di prestazioni potenziate per le Case della Salute e per altri servizi, soprattutto quelli intermedi che risponderebbero meglio alle esigenze di una popolazione sempre più anziana, e si erano stabiliti obiettivi come la riduzione delle attese al pronto soccorso.

Tutti punti che si sono guadagnati subito il parere favorevole di Terre del Reno: «Esprimo un giudizio positivo su questo bilancio – ha detto l’assessore alla sanità, Maria Mastrandrea – e su questa azienda sanitaria che si impegna anche a favore di territori che erano stati lasciati un po’ indietro e che ha programmato l’apertura dell’Ambulatorio della sensibilità chimica multipla, dimostrando un’importante sensibilità al cambiamento».

Anche Voghiera ha detto sì, suggerendo però di lavorare di più sulla presa in carico; e alla richiesta si è unito il comune di Riva del Po che ha espresso un giudizio positivo sui bilanci, sottolineando la necessità di garantire dimissioni protette dagli ospedali e di ridefinire i percorsi della presa in carico per rispondere «all’epidemia della cronicità».

Il no è arrivato dal Comune di Lagosanto, che non condivide le «scelte strategiche fatte in passato» e manifesta la necessità di approfondire alcuni temi, considerando anche il recente insediamento dell’amministrazione. La stessa motivazione è stata addotta dal sindaco di Ferrara, Alan Fabbri, e da quello di Copparo, Fabrizio Pagnoni, quando hanno preso la parola per annunciare l’astensione dal voto. Il via libera è arrivato, invece, Comacchio, che si associa però agli appelli dei Comuni che hanno chiesto di rivedere il meccanismo delle dimissioni protette e, sul pronto soccorso del Delta, ha interrogato i direttori sanitari circa i tempi di accantieramento dell’opera. Voto favorevole anche da parte del Comune di Cento che ha esortato l’Asl a invertire la rotta di un distretto che soffre della carenza di strutture come le Case della Salute.

Le disuguaglianze

Qualche altro sintetico parere è stato espresso prima della chiusura del dibattito, e si è poi passati al voto che, alla fine, fra gli astenuti ha annoverato anche Codigoro, Mesola, Argenta, Fiscaglia e Jolanda di Savoia. Ma a Conferenza ultimata i sindacati sono insorti non capacitandosi, in sintesi, né di un dibattito ritenuto assente «nonostante ci fossero importanti temi da discutere», né della scelta di alcuni Comuni di astenersi dal voto «nonostante le due settimane concesse per approfondire i temi».

«Fra le sue funzioni la Conferenza socio-sanitaria – è l’inizio del ragionamento di Cristiano Zagatti (Cgil) – deve favorire l’uguaglianza dei cittadini del territorio, ma nella relazione che il direttore generale dell’Asl ha presentato il 9 luglio si sancisce un principio di disuguaglianza a seconda della residenza e, come sindacati, avevamo mandato una nota a tutti i sindaci sottolineando che l’approvazione di questi bilanci avrebbe comportato ciò». Il riferimento è alla questione delle dimissioni difficili: «Secondo la normativa i trenta giorni di dimissioni difficili – spiega Zagatti – sono imputabili ai livelli essenziali di assistenza e quindi gratuiti. Ma in quella relazione c’è scritto che per il Distretto Ovest si garantisce la gratuità da gennaio a giugno e per gli altri due non è possibile garantirla. È necessaria una riorganizzazione delle spese di quei bilanci, di cui si sarebbe almeno dovuto discutere». E, rincara Massimo Zanirato (Uil), «Ferrara si asterrà fino a quando non vedrà il punto di primo soccorso sul quale è stata fatta la campagna elettorale?». –

Giovanna Corrieri

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