Esposto dell'amministrazione del Grattacielo: «Droga, violenza, degrado, questo non è vivere»

La denuncia inviata alle autorità cittadine. Il progetto degli studenti inquilini fallito per le paure dei genitori  

FERRARA. Persone, in particolare extracomunitari, che spacciano droga dal pomeriggio fino a tarda sera; una situazione di diffusa illegalità e pericolo per chi abita nella zona dei giardini del Grattacielo, e il progetto (sulla carta valido) di far venire gli studenti ad abitare al Grattacielo tristemente bloccato.

Nero su bianco. Questa volta, a mettere nero su bianco circa la gravità delle condizioni in cui si vive in questa parte di Viale Costituzione, è l’amministratore condominiale del Grattacielo, Tiziana Davì.


E lo fa in forma ufficiale, attraverso un duro esposto inviato a prefetto, sindaco, questore, comandante provinciale della Guardia di finanza ed omologo dell’Arma dei carabinieri. Un documento che rappresenta un atto di accusa, non certo nei confronti delle forze dell’ordine, bensì indirizzato a chi, agendo nella illegalità, «rende impossibile vivere qui, con genitori intimoriti per la incolumità dei figli e la sensazione di essere assediati». Di più: «tutto ciò esposto – aggiunge la Davì – affinché le istituzioni vogliano esperire tutti gli opportuni accertamenti, assumendo i necessari provvedimenti». Insomma una richiesta ché su questa zona non venga abbassata la guardia. Parole severe, che per la prima volta l’amministratrice del Grattacielo mette una dietro l’altra, mettendo in risalto orari, situazioni, luoghi.

Breve normalità. Eppure, scrive ancora l’amministratrice del condominio Grattacielo, «dopo l’episodio di febbraio col ribaltamento dei cassonetti e le minacce alle forze dell’ordine, proprio il lavoro di queste ultime – sottolinea la Davì – aveva riportato la zona, in particolare le aree verdi vicine al Grattacielo, ad una situazione di normalità». Una normalità, però, che è durata poco: «Da metà maggio ad oggi – si legge nell’esposto – i pusher sono tornati, prevalentemente nel giardino dove è collocato il canestro per il basket, dove si arrivano a contare anche 40 persone che spacciano, bivaccano e consumano quantità industriali di droghe e birra». La Davì cerca anche di mettere in luce quanto di buono ha cercato di fare la sua amministrazione: «Nessuno di questi personaggi – assicura – è residente all’interno delle torri del Grattacielo».

«Questa non è vita». Infine il «contesto – incalza ancora la donna che tiene i conti del Grattacielo – sta diventando insostenibile, non è possibile crescere figli in un ambiente così degradato, e anche gli sforzi profusi – conclude la Davì – per far venire gli studenti ad abitare al Grattacielo stanno miseramente fallendo perché i genitori quando vedono una situazione del genere portano via i figli. Questa – si chiude l’esposto – non è vita». —