I timori dei residenti del campo nomadi: «Non dividete le nostre famiglie»

Ferrara, le associazioni di volontariato chiedono un incontro al prefetto: troviamo soluzioni alternative allo sgombero

FERRARA. In via delle Bonifiche i sinti del campo nomadi sono in allerta. Il tempo non concesso alle associazioni di volontariato per individuare soluzioni stabili di accoglienza e i recenti annunci dell’amministrazione comunale sulla possibilità di occuparsi solo di donne e minori, con l’inevitabile e conseguente separazione dai padri, infatti, spaventano, specie i bambini che là abitano. E lo sgombero dell’area, peraltro, non si prospetta semplice, tanto che le associazioni hanno chiesto ieri un incontro con il Prefetto, perché se la chiusura del campo diventasse realtà a fine mese «potrebbero verificarsi problemi di ordine pubblico», annunciano. «Mi devono uccidere per separarmi da mio figlio» diceva ieri uno degli abitanti del campo al solo pensiero che una simile notizia potesse diventare realtà, e, aggiungeva qualcun altro, «la guerra è finita, solo allora si separavano le famiglie e si dividevano le donne e i bambini dai padri» .



I nostri figli. «Guai a chi tocca i nostri figli» è stato l’eco generale. Una situazione, questa, che il campo sta vivendo con apprensione e che, soprattutto per i bambini è incomprensibile: piangono e non dormono più, raccontavano i genitori, al pensiero di non poter più vivere nella loro casa e di doversi separare dal proprio papà. E alcuni minori, riferivano le associazioni, cominciano a dire di non voler più tornare a scuola, «perché temono di essere presi in giro dai compagni dopo tutte le notizie e i video di questi giorni». Conseguenze del fatto che «intendono fare tutto in fretta e furia» ragionava uno dei padri. Nelle intenzioni dei sinti, infatti, c’è la volontà di allontanarsi dal campo ma una volta trovate soluzioni definitive, che tengano conto degli sforzi fatti negli anni per avviare percorsi di inserimento lavorativo e scolastico; tutti poi hanno fatto richieste di case popolari, raccontavano le associazioni che in questi giorni stanno continuando a muoversi per cercare soluzioni abitative alternative. «Ma non è semplice – ribadivano –. Siamo disposti a collaborare ma il campo è di proprietà del Comune, che in primis deve dare una risposta. E lo sgombero inteso come soluzione è una scelta miope». Oltre ai minori nel campo ci sono infatti anche malati e anziani: perché dunque, in attesa di un progetto più concreto, non lasciare abitare ancora per un po’ l’area?



Sinti disponibili. La richiesta, che trova concordi le associazioni, viene dai sinti, che si sono peraltro resi disponibili a sistemare il campo attraverso interventi come lo sfalcio dell’erba, e a pagare le utenze: la speranza è che tutto questo possa realizzarsi, perché in caso di chiusura repentina del campo «non sappiamo quale potrebbe essere la reazione di persone» consideravano le associazioni che, anche per questo, hanno chiesto un incontro al Prefetto. –

Giovanna Corrieri

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