Preso di mira dai baby bulli, a Lagosanto parte la colletta per Carlo

Il paese inizia a reagire e a parlare: «Quei ragazzini hanno superato ogni limite». I commercianti uniti per aiutare l’uomo a riparare i danni nella sua abitazione

Vessato dai bulli, l'odissea di Carlo

LAGOSANTO. Fa discutere il caso di bullismo emerso ieri in pieno centro a Lagosanto, ai danni di Carlo, un cinquantenne che, a quanto si sta appurando, da anni subiva vessazioni da bande di ragazzini che hanno trasformato la sua la vita in un inferno.

Il paese


In paese c’è chi ha voglia di parlare, dopo che si è alzato il velo sulla incresciosa vicenda, ma c’è anche chi preferisce non esporsi, lasciando campo libero ad un atteggiamento a mezza via tra la paura e l’omertà.

«Sono quindici, venti ragazzi di età compresa fra i 13 e i 14 anni che scorrazzano di sera in scooter per il paese, fanno baccano – osserva Martina Luciani, titolare del Bar Sport – e se c’è qualcuno che si azzarda a rimproverarli, riceve in tutta risposta delle insolenze».



Cosa si può fare per arginare un fenomeno che, a quanto pare, si trascinava da anni, coinvolgendo, quando erano ancora in vita, pure i genitori e Alberto, fratello di Carlo? «Noi abbiamo le mani legate – prosegue la barista ricorrendo ad una metafore –; pensi che una volta è intervenuto un mio cliente per la gran confusione e i ragazzini sono scappati tra urla e offese, mentre un altro ha ricevuto improperi addirittura su Facebook».

Due anziani al bar, Benito e Nino Guerrini, prima di dire la loro, ci tengono a specificare che «ci dispiace per quello che sta passando Carlo. È un uomo buono, tranquillo ed è stato preso di mira da una banda di ragazzini senza sale in zucca. Se fosse più cattivo e reagisse come faceva suo fratello, forse questi vandali avrebbero smesso prima di tormentarlo». «Aspettiamo Carlo qui al bar per giocare a carte – concludono i due fratelli –, perché è una persona per bene e non è giusto che si rinchiuda in casa».

La casa di carlo

In linea d’aria l’abitazione del laghese, preso di mira dalla baby-gang dista poco meno di 200 metri, il cancello è aperto e gli infissi alle finestre sono ancora da riparare, dopo esser ripetutamente divenuti bersaglio privilegiato della banda di teen-agers. Tra gli anziani al bar anche Gianfranco Bertarelli, padre del sindaco Cristian, il quale assicura che «mio figlio, per quei fatti terribili, questa mattina ha sporto denuncia nella stazione dei carabinieri. Non conosco questi ragazzini, perché se li conoscessi li avrei denunciati io. Alla sera non esco di casa e quindi non vedo le scorribande di cui si parla. Mi permetto di aggiungere che se le famiglie intervengono si può cambiare la situazione, altrimenti tutto è più complicato».

Altre vittime

La storia di Carlo eguaglia quella di altre persone, altrettanto vulnerabili, che vivono ai margini della comunità locale per svariati motivi e che diventano prede, purtroppo appetibili, per giovanissimi bulli. Conversando tra le strade di Lagosanto, si scopre che più di una volta, in orario serale, si è visto l’uomo correre fuori di casa gridando, per allontanare chi si divertiva a lanciare sassi alle finestre e alla porta di casa.

Non si spiega come mai nessuno degli episodi evocati sia mai stato segnalato alle autorità competenti. Per commentare l’accaduto prende la palla al balzo Stefano Rolfini, padre quarantenne di due bimbi. «Ho due figli maschi – interviene Rolfini - e sanno quale è il limite dello scherzo al quale possono arrivare. C’è chi giustifica quei ragazzini, ma non va bene. Carlo era da solo in casa e in condizioni disagiate – aggiunge il quarantenne laghese –; doveva essere supportato. Sono sicuro che con il nuovo sindaco e con la nuova giunta le cose cambieranno».

Tra i racconti per strada emerge anche l’ultimo atto vandalico messo in atto dai vandali nella notte tra martedì e mercoledì. «Bisogna essere tutti uniti e cercare di tutelare queste persone – commenta Anna Chiodi –; so che don Massimo si è prodigato per sistemare le finestre di Carlo a sue spese, mentre i commercianti stanno pensando ad una raccolta fondi per dare una mano a sistemare la casa». —

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