Non c’è posto per i pazienti in dimissione, decine di malati “bloccati” al Sant’Anna

Resta un problema reperire letti sul territorio. In crescita l’afflusso in pronto soccorso, arrivano i soldi ma mancano i medici

FERRARA. Pene d’agosto per il Sant’Anna. In pieno periodo di ferie, l’ospedale continua a soffrire di un alto numero di accessi, di dimissioni troppo lente e di carenza di anestesisti e specialisti dell’emergenza. E il paradosso, sotto il solleone, ha quasi il sapore della battuta. In pratica i soldi per le assunzioni ci sono ma mancano i medici da inserire in organico.

Il direttore sanitario, Eugenio Di Ruscio, monitora i “parametri vitali” dell’ospedale: uno dei numeri che più impressiona nel periodo dell’anno in cui le città di svuotano è l’incaglio dei pazienti. Di fatto ospiti ma anche “prigionieri” in una stanza d’ospedale quando potrebbero essere trasferiti in un servizio meno intensivo in grado di soddisfare le loro necessità terapeutiche e di assistenza liberando posti letto per pazienti che devono essere seguiti in modo più assiduo e qualificato.


Attesa forzata. Ieri mattina la lista di attesa per l’uscita dall’ospedale e il trasferimento in casa di cura, residenza per anziani (cra), ospedale di comunità, lungodenza etc. raccoglieva 30 nominativi e nel primo pomeriggio avevano trovato posto in strutture esterne solo poche unità. Tra chi aspettava c’era anche un paziente pronto per la dimissione da 11 giorni, altri in elenco da una settimana. Ma si sa di dimissioni complicate che si sono trascinate anche per 15 giorni.

L’azienda ospedaliera da tempo segnala come rilevante il problema dell’“ipodeflusso”, sollecitando un potenziamento delle rete di assistenza sanitaria e socio-sanitaria sul territorio.

La questione presenta molteplici aspetti che richiedono investimenti consistenti e reiterati, senza dimenticare il ruolo delle famiglie.

Ad esempio, come hanno sottolineato i sindacati Cgil, Cisl e Uil, se il caso rientra nella categoria delle “dimissioni difficili” (pazienti non autosufficienti che per motivi economici, di terapia, familiari e organizzativi possono difficilmente essere assistiti a domicilio) si potrà usufruire, ma solo per brevi periodi (e non in tutti i casi), di un contributo pubblico per il ricovero in una struttura protetta. Nei tre distretti il trattamento può essere infatti diversificato, come è avvenuto nei primi mesi del 2019.

Ma l’uscita dall’ospedale è solo l’ultimo anello di una catena di prestazioni.

In queste settimane, per affrontare il primo, gli accessi al pronto soccorso dell’azienda ospedaliera tendono ancora a superare la soglia d’allerta di 150, in particolare al lunedì (180 il 5 agosto; 169, 164, 162 nei lunedì precedenti).

Pressione crescente. Dati, forniti dal direttore sanitario Eugenio Di Ruscio, che confermano la pressione crescente dell’utenza dalla provincia verso l’ospedale di Cona: nel 2015, ricorda il direttore sanitario, soglia 150 fu superata 25 volte, 33 nel 2016, 17 nel 2017, 97 nel 2018; nel 2019, a metà anno, la frequenza ha già toccato quota 55. Il pronto soccorso, però, deve misurarsi anche con altre emergenze. Quella del personale, ad esempio. «La Regione ha messo a disposizione circa 850mila euro per i pronto soccorso della provincia - ricorda Di Ruscio - Al momento in quello di Ferrara mancano 1 o 2 unità in organico, ma in realtà le presenze - per vari motivi - sono più basse di 5 o 6 unità rispetto allo standard. Difficile centrare l’obiettivo dell’attesa ridotta a sei ore. Stiamo per bandire un concorso per medici dell’emergenza che andrà a regime tra ottobre e novembre. Cerchiamo almeno 6 medici specialisti (difficilissimi ormai da reperire) mentre sono già stati assunti diversi infermieri». —

Gioele caccia

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