Controlli in mare e a terra per una estate più sicura

La Guardia Costiera vigila giorno e notte su cinquanta chilometri di costa comacchiese. Il comandante Luciani: «Tanti non sanno nuotare o navigare, ma vanno in acqua» 

Estate sicura ai Lidi comacchiesi, gli accorgimenti per chi nuota o va in barca

PORTO GARIBALDI. Quaranta persone vigilano giorno e notte su cinquanta chilometri di costa, da Lido Spina a Goro per garantire la sicurezza in mare e a terra.

Sono gli le donne e gli uomini dell’Ufficio Circondariale marittimo di Porto Garibaldi che guidati dal comandante tenente di vascello Francesco Luciani vedono in questo periodo un impegno che non di rado va anche oltre le loro forze. Da giugno a settembre sulla costa si passa infatti dalle 20mila persone residenti tutto l’anno alle quasi 200mila che arrivano in villeggiatura, con una mole di lavoro per le forze dell’ordine difficile anche solo da immaginare.

I COMPITI

Ma cosa fa la Capitaneria di Porto? «Non è facile spiegarlo in breve – dice ridendo il comandante Luciani –. Il nostro è un lavoro molto complesso che si muove su più fronti, la maggior parte dei quali “nascosti” negli uffici. In primo luogo ci occupiamo della salvaguardia della vita umana in mare e della sicurezza della navigazione. Ma abbiamo anche competenze sul monitoraggio del traffico marittimo, oltre alla tutela dell’ambiente marino, dei suoi ecosistemi e all’attività di vigilanza dell’intera filiera della pesca marittima, dalla tutela delle risorse a quella del consumatore finale. A queste ultime si aggiungono le ispezioni sul naviglio nazionale mercantile, da pesca e da diporto, condotta anche sulle navi mercantili estere che scalano i porti nazionali».

Durante l’estate anche le cooperative dei bagnini lavorano sotto il coordinamento della Capintaneria e «dobbiamo anche verificare che chi si occupa del salvamento sia idoneo, preparato ed abbia i requisiti per poter svolgere un così delicato lavoro».

IN MARE

In mare come in auto le conseguenze degli errori commessi si pagano penalmente e civilmente oltre che con il rischio di pregiudicare la sicurezza propria e quella degli altri.

«Chi va in barca deve conoscere le disposizioni, non ci sono scusanti – aggiunge Luciani –. Purtroppo in tanti, parliamo di barche da diporto, si improvvisano marinai e poi succede che sottovalutano i rischi che si corrono in mare come le stesse condizioni meteo, i venti e troppe volte anche le stesse imbarcazioni».

Insomma, alla fine «qualcuno resta senza carburante, che sembra cosa da poco, ma a quel punto ci tocca andare a recuperalo, ma non perché facciamo servizio di rimorchio bensì per motivi sempre legati alla sicurezza delle persone che sono a bordo che potrebbe essere pregiudicata dall’impossibilità di manovrare l’unità e di poter rientrare in un luogo sicuro. Ed è uno spreco di forze e di risorse».

Sembrerà anche una banalità, «ma tanta gente non sa nuotare eppure si avventura con canotti, materassini o pensa di arrivare fino agli scogli. Bisognerebbe usare di più la testa e capire che se ci sono della regole anche non scritte ma dettate dall’esperienza, quelle vanno rispettate». E mentre si viaggia sul gommone della Capitaneria l’occhio attento del Comandante vede un uomo e un bambino, aggrappati alla sponda del Portocanale (dove vige il divieto di balneazione) immersi in acqua a raccogliere cozze: «Ecco, tante indicazioni sembrano banali ma poi ci si rende conto che sono invece fondamentali». –

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