Sgarbi: la collezione Cavallini nel Castello Estense con biglietto unico

Querelle sul nuovo allestimento. Il critico d’arte: nessun vincolo per i pannelli di Gae Aulenti. «E per i Diamanti ho suggerito una pensilina di legno» 

FERRARA. Non sarà un affare privato, l’allestimento del percorso espositivo della collezione Cavallini-Sgarbi in Castello, ma si annuncia comunque come un evento destinato a legare strettamente le sorti del monumento a quelle delle principali opere della famiglia di Ro. Ciò che il critico d’arte, «anzi mia sorella Elisabetta, presidente della Fondazione», ha già sottoposto al sindaco Alan Fabbri è infatti il coinvolgimento di un curatore autonomo, come successe per la mostra del 2018; a differenza di allora, però, il nuovo allestimento nascerebbe con un biglietto d’ingresso unico. «Gli attacchi di Maisto? Puro odio di classe di un comunista. Non si può essere scontenti di avere Bastianino, Niccolò dell’Arca e Guercino» è la sua replica alle riserve espresse dal coordinatore Pd, già assessore alla Cultura.

Maisto e Gae


Per Maisto e Andrea Buzzoni, portato dall’ex assessore ad esempio di gestione museale per gli anni alle Gallerie d’arte moderna, le parole più pungenti: «Maisto mi ricorda che le mostre devono essere curate da soggetti terzi? Non sa quel che dice, la Cavallini-Sgarbi era curata da Pietro Di Natale, e nel catalogo c’è la firma di Alvar Gonzales Palacios, il più importante critico d’arte vivente. E il modello sarà questo anche per l’esposizione permanente. Buzzoni non lo conosce nessuno, in giro per il mondo, e la sua gestione è stata provinciale, a circuito chiuso, con persone della sua cerchia». Per Sgarbi la garanzia sulla collezione è data dal vincolo ministeriale su 500 delle 2.000 opere, «sono un patrimonio non nostro, ma del Paese, e infatti non si possono vendere all’estero». Quanto ai «4 pannelli di Gae Aulenti, che fanno ridere i polli», lui li toglierebbe, «può giusto restare uno specchio: e la Soprintendenza non ha competenze, perché si tratta di un allestimento».

Consiglio ai Labics

Il critico d’arte rivela anche di aver ricevuto gli architetti dello studio Labics, il cui progetto per Palazzo dei Diamanti venne bloccato proprio per la sua opposizione, «ho suggerito una pensilina esterna di legno senza fondamenta». Ma la sorte del progetto non dipende da questo governo, «sono Sgarbi e vengo ascoltato da tutti i ministri della Cultura, non solo Bonisoli». —

S.C.

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