Ancora caccia al pirata: «Se ha una coscienza dovrebbe farsi vivo»

L’appello della figlia di Laura Rizzati, la donna deceduta quattro mesi fa in superstrada. Municipale e Carabinieri: «Indagini avanti, non ci fermiamo»

FERRARA. Non si fermano le indagini, vanno avanti, seguendo alcuni riscontri importanti, per dare un nome al “pirata” che la sera del 30 aprile scorso sulla Superstrada verso i Lidi causò l’incidente in cui morì Laura Rizzati, 79 anni che perse la vita nell’auto fuori controllo che la figlia Elisa Ferrari stava guidando. A quattro mesi dalla tragedia, Polizia Municipale di Ferrara e i carabinieri di Portomaggiore vanno avanti.

Un sasso nello stagno


Ma lanciano un sasso nello stagno, un appello per smuovere qualcosa: «chiunque avesse informazioni si rivolga a noi». «Io lo lancerei tutti i giorni un sasso nello stagno, per scuotere la coscienza di chi ha fatto quel gesto costato la morte di mia madre» spiegava ieri la figlia Elisa. «Credo che anche a distanza di tanto tempo se questa persona ha una coscienza dovrebbe parlare, ma non tutti l’abbiamo allo stesso modo». Un sasso nello stagno importante, lo ha lanciato la stessa Elisa Ferrari nominando come legali, gli avvocati dello studio Dario Bolognesi per seguire la vicenda giudiziaria, nell’inchiesta aperta per “omicidio stradale” dalla procura. I legali hanno depositato prima delle ferie una corposa memoria-denuncia, in cui sollecitano accertamenti che come dicevamo stano andando avanti, non si sono mai fermati. E potrebbero portare a riscontri importanti.

Poiché sono ancora in corso le verifiche su tutte le immagini delle telecamere di mezza provincia, presenti lungo l’asse della Ferrara-Mare e nei paesi limitrofi al punto dell’incidente: nei pressi dell’uscita di Masi S. Giacomo, in direzione Lidi. Era partita da qui la ricerca, su tutte le auto in transito e in uscita, sulla Superstrada, raccogliendo il materiale delle telecamere disponibili in una zona molto estesa. E “lettura” e visione sono ancora in corso. Si cerca una Toyota, l’auto scappata. Che ha causato la tragedia che come ricordava la stessa figlia, Elisa Ferrari, era stata voluta.

Un punto fermo

Le indagini sono partite da questo punto fermo, dal fatto che l’autista di questa auto, il “pirata”, ha avuto contezza dell’incidente: secondo la ricostruzione offerta sia dalla figlia che dai testimoni (automobilisti in viaggio), l’auto era arrivata mentre Elisa Ferrari era in fase di sorpasso (delle auto dei testimoni). Lampeggiava e suonava il clacson, per passare: una volta che figlia e madre sono rientrate in corsia, la Toyota le ha sorpassate e il guidatore si è appoggiato alla fiancata, tagliando loro la strada: poi la carambola fuori strada e la tragedia. Ora, dopo 4 mesi, le indagini non si fermano.—

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