Si riapre il caso sul veto di Zauli, voci dissonanti in Unife e fuori

L’ex rettore Pietro Dalpiaz: trasparenza amministrativa valore dell’università. L’assessore Balboni: rischio di strumentalizzazione politica 

FERRARA. «I segreti non fanno parte del mio modo di vivere. Ho sempre pensato che l’università debba essere aperta e gestita col massimo di trasparenza. Quando sono diventato rettore ho vinto le elezioni in ateneo promettendo di rendere pubblici i verbali del Senato accademico, allora non divulgabili, cosa che poi ho fatto».

Il commento è dell’ex rettore Pietro Dalpiaz, che espone un punto di vista qualificato mentre ritorna sulle pagine di cronaca il caso del veto, opposto dall’attuale rettore, Giorgio Zauli, alla diffusione del parere espresso dalla Commissione etica di Unife sulla correttezza di alcuni lavori scientifici co-firmati dal magnifico e sottoposti dallo stesso Zauli al vaglio dell’organismo. Tre componenti della commissione (il presidente Pugiotto, la vicepresidente Migliori e un membro, Rigolin) si sono dimessi e, stando alle dichiarazioni rilasciate dal presidente, il “no” di Zauli avrebbe avuto un peso non indifferente nella sua scelta.


Consenso e dissenso. Dalpiaz, che è in pensione, non vuole «entrare nel merito della vicenda perché non ho informazioni sufficienti», ma il suo riferimento alla trasparenza amministrativa conferma che la chiusura del rettore rispetto alla possibilità di garantire all’ateneo e alla città la completa conoscenza dell’esito della procedura (che – è bene ricordarlo – si è conclusa con l’archiviazione) non è stata accolta in Unife da consensi unanimi.

Fuori dalle aule e dagli uffici dell’università, però, ieri è stata la voce dell’assessore comunale Alessandro Balboni a prendere le parti della più alta carica del rettorato. «Sono stato per due anni componente della Commissione etica di ateneo, organismo che si riunisce molto di rado – ricorda l’assessore – Il mio mandato si è concluso nel novembre 2018 ma nei mesi successivi sono rimasto molto deluso da alcune prese di posizione, a partire dal presidente, Pugiotto. Come rappresentante di un’associazione studentesca sono stato pesantemente insultato durante un’iniziativa pubblica e quando ho portato la questione in Commissione mi è stato risposto che si trattava di normale dialettica politica. Un atteggiamento incomprensibile. Sul caso specifico il rettore ha assunto una decisione che apprezzo quando ha scelto di sottoporre i documenti alle valutazioni della Commissione».

L’attacco al Pd. Una disponibilità che si è arrestata, però, al momento di rendere pubbliche le conclusioni. «C’è un problema: il rischio della strumentalizzazione politica - prosegue Balboni - e il Pd ha già assunto posizioni in passato poco equilibrate, quando ad esempio ha attaccato l’ateneo per la politica di apertura dei corsi usando come argomento l’emergenza abitativa. Penso che la politica dovrebbe navigare lontano da queste polemiche. Sulla scelta assunta dal rettore non intendo esprimermi, non conosco le sue ragioni ma ha il diritto di farlo. Penso che dovremmo essere tutti vicini al nostro ateneo, che è una grande risorsa per il nostro territorio».

Zauli è stato tra i più accesi sostenitori, in Italia, dell’eliminazione del numero chiuso a Medicina e ha trovato referenti importanti nel governo giallo-verde, giunto in queste settimane al capolinea. —

Gioele Caccia

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