M5s-Pd e la piattaforma Rousseau, esultano i Grilli Estensi: dem non lontani da noi

Gli ex consiglieri Fochi e Bazzocchi: perché non provare? Mantovani, problemi di linea: avrei votato No. Ballola esce

FERRARA. I principali sostenitori dell’accordo M5s-Pd erano i Grilli Estensi, storico gruppo all’origine del movimento, che avevano sostenuto con forza sul loro blog la posizione del premier Conte e ieri (martedì 3 settembre), alle 19, hanno accolto con urla di gioia la vittoria del Sì con quasi l’80% nella consultazione Rousseau. «È un accordo che sta nella Costituzione, è doveroso e coerente con tutto quanto Di Maio ha detto in campagna elettorale - è il commento di Maria Teresa Pistocchi, una delle fondatrici del gruppo - Ora serve la buona volontà di tutti nel lavorare, in silenzio, per il bene del paese, credo che il Pd non sia così lontano dai nostri temi e comunque era maturo il tempo per provarci. Al governo con Franceschini e Marattin? Vediamo, abbiamo piena fiducia in Conte».

La maggioranza degli esponenti M5s ferraresi usciti allo scoperto firma ragionamenti di un pragmatismo non sempre esibito in passato, ma la votazione su Rousseau ha certificato le lacerazioni di un movimento già amputato delle parti più vicine al centrodestra. È il caso di esponenti dell’ex Laboratorio civico come Mauro Ballola, che ieri ha rivelato di essersi «disiscritto», accompagnando la mossa con giudizi molto duri sul Pd, «è una cosa assurda questa alleanza, noi siamo nati e abbiamo sempre operato a livello locale contro questo partito».


Il legittimo gestore del simbolo M5s in città, il consigliere comunale Tommaso Mantovani, ha vissuto una giornata paradigmatica: «Cosa ho votato? Nulla, perché non sono mai riuscito a prendere la linea. Non mi nascondo dietro un dito, però, e dico che se ci fossi riuscito avrei votato No, perché sono contro le alleanze, questa con il Pd come quella precedente con la Lega. Devo però aggiungere che certi ragionamenti fatti con alcuni parlamentari hanno una logica: i rapporti di forze presenti oggi in Parlamento sono un’occasione irripetibile per fare le cose che ci stanno a cuore, e preso atto del risultato dico avanti a tutta con acqua pubblica, taglio di parlamentari e gli altri punti».

Tra gli ex consiglieri prevale la logica del «non si vede perché». Claudio Fochi, già candidato alle Europee, lo esplicita, «se abbiamo fatto un contratto di governo con la Lega, non si vede perché non se ne possa fare uno anche con il Pd, che ha anche affinità maggiori con noi. Non sono però favorevole a tornare indietro ad esempio sul decreto sicurezza, in molte sue parti». L’ex capogruppo Alessandro Bazzocchi concorda, «il Pd peraltro ha preso alle elezioni il 2% in più della Lega, quindi non può essere meno legittimato. Certo il Pd rappresenta per molti di noi la politica come carriera». —

Stefano Ciervo.

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