Diamanti, Meis, Ducato e gli altri dossier: il ritorno di Franceschini scuote Ferrara

I temi culturali fondamentali per la città di nuovo in mano al leader dem “in esilio” dopo la sconfitta elettorale. E Medicina vede rosa  

Conte bis, Franceschini: "Momento difficile ma che apre nuove speranze"

FERRARA. La cuccagna, per chi aveva definito «il mestiere più bello del mondo» fare il ministro della Cultura in Italia, è già ricominciata. Il Dario Franceschini che torna dopo un anno e mezzo sull’amatissima poltrona con vista su colossei e mostre del cinema, sta probabilmente già gustandosi la rivincita sui leghisti ferraresi che prima lo hanno battuto alle Politiche nel suo seggio, poi lo hanno sbeffeggiato via social per l’addio alla poltrona ministeriale. Non sarà però lo stesso Franceschini che quell’incarico lo ha svolto con grande passione per il periodo record di quattro anni attraverso i governi Renzi e Gentiloni, portando 100 milioni di euro (calcolo suo) d’investimenti a Ferrara. Dopo le contestazioni per la vicenda Carife e soprattutto dopo la sconfitta in casa, infatti, l’allontanamento dalla città dell’avvocato diventato politicamente adulto calpestando i sanpietrini di corso Martiri, è risultato plastico, quasi un auto-esilio, al di là dei suoi silenzi anche sul fronte nazionale.

Ciò non toglie che su alcuni dei principali dossier cittadini la nomina di ieri avrà importanti ripercussioni, dirette e indirette, mentre ci sarà da riflettere anche sulle conseguenze dell’improvviso crac dell’asse con la Roma salviniana, sulla quale Alan Fabbri e i suoi alleati hanno sempre fatto gran conto per i loro progetti, a partire da quelli sulla sicurezza.

Legno e pietra

Può in effetti colpire che tra i tanti commenti di ieri sul nuovo governo ci fosse quello del segretario laziale del Pd, Bruno Astorre, che considerava un «orgoglio per Roma e il Lazio» le nomine di Roberto Gualtieri e di... Franceschini, da diversi anni in effetti residente nella capitale con la moglie (poi sono arrivate anche le congratulazioni dell’emiliano Paolo Calvano). C’è in ogni caso da scommettere che il neomininistro non ci metterà molto a riaprire il fascicolo relativo al progetto di ampliamento di Palazzo dei Diamanti, il cui stop imposto dalla Soprintendenza emiliana su “invito” ministeriale fece da prologo alla conquista del Comune da parte del centrodestra. Vittorio Sgarbi, promotore della protesta, solo due settimane fa ha confidato di aver suggerito ai progettisti dello studio Labics di rinunciare alla passerella in struttura in favore di una pensilina in legno. I giochi potrebbero riaprirsi anche perché Gino Famiglietti, il direttore generale che sollecitò lo stop, è andato in pensione l’1 agosto.

Cialtronieria

Sgarbi ha però consolidati rapporti con Franceschini, e non è detto che il “suo” assessore Marco Gulinelli abbia più difficoltà ad arrivare al nuovo ministro. Sul tavolo, nel caso, vi sono anche i soldi per il progetto Ducato Estense che tra l’altro finanziano la sistemazione di Palazzo Massari, attualmente in stallo proprio per l’opposizione di... Sgarbi alla edificazione di una scala esterna, il recupero della chiesa di San Paolo e il restauro della facciata del Duomo.

Il Meis merita un capitolo a parte: la sottrazione di 25 milioni per l’ampliamento del museo nazionale da parte del governo Conte I fu definito dall’allora sindaco Tagliani «un bell’esempio di cialtroneria istituzionale»: dal Conte II, con un ministro che è il padre con lo stesso Sgarbi del progetto, non ci si può attendere niente di meno del ripristino integrale dei fondi.

Dolce medicina

Nelle more del nuovo governo c’è da segnalare la promozione da sottosegretario con delega all’Università a ministro dell’Istruzione (e della stessa Università) del pentastellato Lorenzo Fioravanti. Da sottosegretario, appunto, fu tra i primi ad interessarsi del progetto del rettore di Unife, Giorgio Zauli, di superare il numero chiuso a Medicina. Zauli nei giorni scorsi aveva ringraziato Salvini, ma anche gli esponenti M5s e Pd, per il sostegno alla sperimentazione, che dovrebbe partire l’anno prossimo, e aveva incassato il sì del ministro Bonisoli al maxi-ampliamento a 600 posti del corso di laurea già a partire dall’autunno. Ora, con il governo ribaltato, si ritrova comunque con un alleato al ministero e il progetto non sembra destinato a finire nel dimenticatoio. —

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