Bimbo di un mese muore nella culla: «Ha pianto per ore, poi quel rigurgito»

Il piccolo Herbert e i suoi genitori, papà Yeboua e mamma Esther Koaukou

Il dramma domenica notte. Il piccolo Herbert aveva una malformazione congenita ed era sottoposto a controlli

FORMIGNANA. Piangeva, piangeva come un disperato quella sera Herbert. Il latte bevuto dal seno di mamma Esther sembrava averlo placato. Invece poche ore dopo è morto nella sua culla, in piena notte, tra sabato e domenica.

Nemmeno il tempo di traguardare il suo primo mese di vita. Lo avrebbe compiuto oggi. E così, invece che il fiocco azzurro, ora all’ingresso della casa popolare di via del Lavoro a Formignana ad accogliere è un’atmosfera densa di lutto.


i momenti difficili

Sabato sera le attenzioni della famiglia Koaukou, composta da nigeriani arrivati in paese nel novembre scorso, è tutta per Herbert.

Papà Yeboua indica un angolo del soggiorno: «Erano circa le sette di sera – dice – e Herbert era qui nella sua culla: piangeva tanto. Mia moglie gli ha dato il latte: altre volte smetteva subito, invece quella volta no».

Operaio agricolo di una cooperativa al servizio dell’Avicola Artigiana, grosso allevamento di pollame della zona, il 45enne ricorda tutto. E non può essere altrimenti. L’italiano stentato s'impasta alla commozione, a lacrime trattenute con molta fatica. Mentre Esther ha gli occhi nel vuoto: completamente fissi, come chi si porta un grande dolore dentro, forse non ancora completamente elaborato.

«Io poi sono andato a letto – riprende l’uomo –, ogni momento è buono per riposare, quando si hanno figli piccoli e prima si è lavorato. Ma poco dopo Esther mi ha svegliato. Herbert aveva un respiro affannoso e lo alternava al pianto. Gli abbiamo dato del latte, poi tutto ad un tratto ha avuto un rigurgito». È la mamma a quel punto ad assestare un “colpetto” sulla schiena del piccolo. L’operazione sembra aver ottenuto risultato. Lo scricciolo si tranquillizza «e io sono tornato a dormire», racconta il papà.

La morte

Ma è solo un’illusione terribile. Esther, allarmata, poco dopo chiama ancora il marito. Quel che appare ai loro occhi è ciò che due genitori non vorrebbero mai vedere. «Il bambino – dice Yeboua – aveva gli occhi chiusi e la bocca aperta. Ho chiamato il pronto soccorso: erano le 2.47, ce l’ho ancora sul telefono».

La corsa dell’ambulanza è inutile: quando arriva Herbert è già morto. «Sono arrivati i dottori, hanno fatto il loro dovere ma non c’è stato nulla da fare. E alla fine piangevano tutti», ricorda il papà.

Sul posto si sono portati anche i carabinieri della compagnia di Copparo.

A un giorno e qualche ora di distanza, di quel trambusto in casa c’è poca traccia. La tv accesa su un canale per bambini. Yeboua ed Esther avevano già tre figli maschi: Gideon, nove anni, Franki di sette e Goodson di due. Tenerissimi, i primi due zompettano per casa ma si vede sulle loro facce la tristezza di non poter più accarezzare il loro fratellino.

Sul divano, due vicine di casa. «Abbiamo sentito l’ambulanza l’altra notte – raccontano –, che cosa terribile».

Fisico debilitato

Herbert era nato il 10 agosto con una malformazione che gli procurava difficoltà respiratorie, tanto che i dottori avevano chiesto se i genitori se volessero abortire.

«Abbiamo detto di no – spiega il padre –, non fa parte della nostra cultura. Il bambino comunque era controllato, mia moglie dopo il parto è stata ricoverata in osservazione un paio di giorni in più. Esami ne abbiamo fatti tanti, l’ultimo il 5 settembre. Ci avevano detto che era tutto a posto ed eravamo andati via contenti». Invece, pochi giorni dopo, la tragedia ha bussato alla porta. —

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