I tentativi di salvare Herbert e quella prima telefonata

I genitori del piccolo Herbert

Per lunghi minuti gli operatori del 118 hanno provato a rianimare il piccolo. Il padre aveva parlato con la guardia medica e il peggio sembrava alle spalle

FORMIGNANA. Minuti frenetici e disperati. Appesi alle mani esperte, capaci di agire con freddezza anche in frangenti delicatissimi, come quelle degli operatori del 118. Impegnati fino all’ultimo, nel tentativo di tenere in vita uno scricciolo di nemmeno un mese.

Siamo alle porte di Francolino, in una delle case popolari di via del Lavoro. Qui, domenica notte, poco dopo le 3, muore il piccolo Herbert Koaukou. Eppure i medici le hanno provate tutte per salvarlo.


Scatta l’allarme

Sono le 2.47 quando papà Yeboua compone il numero per le emergenze. «Correte, mio figlio sta male, non respira più. Non capisco cosa devo fare», chiede lumi al telefono.

All’operaio agricolo, come da prassi, viene chiesto di descrivere sommariamente di cosa si tratti. Il 45enne nigeriano si esprime in un italiano imperfetto, è preda dell’emozione come è facile immaginare. «Forse non mi sono spiegato bene – ammette a due giorni di distanza il padre di Herbert – e comunque è trascorso un po’ di tempo prima di chiudere la telefonata».

Arrivano i medici

Per questo motivo passano minuti preziosi: forse una ventina dal momento in cui era partito l’allarme fino all’arrivo dell’ambulanza e dell’automedica in via del Lavoro. Non c’è un secondo da perdere.



Il corpicino del bimbo è sottoposto alle pratiche di rianimazione cardiopolmonare. Istanti colmi di tensione davanti agli occhi del papà e della mamma Esther. Ma poco dopo ci si deve arrendere, il medico è costretto a constatare l’avvenuto decesso del bambino.

«Piangevano tutti»

«I medici hanno fatto del loro meglio, ma non c’è stato niente da fare. E alla fine piangevamo tutti», ricorda ora Yeboua.

Sul posto intervengono i carabinieri della compagnia di Copparo. Nessun dubbio sulla dinamica e così il corpo di Herbert – nato il 10 agosto con una malformazione che gli procurava difficoltà respiratorie: un corpo debilitato che ha giocato un ruolo chiave nella sua morte prematura – rimane nella disponibilità della famiglia.

La prima telefonata

Quella delle 2.47 non è l’unica chiamata di emergenza sanitaria che Yeboua Koaukou fa nella notte della tragedia. Ce n’è stata un’altra in precedenza, partita in serata perché il piccolo aveva un respiro particolarmente affannoso, più preoccupante del solito. E poi quel che ha allarmato davvero i genitori: un rigurgito, dopo che il bambino aveva bevuto il latte dal seno della madre, una tregua calmante in mezzo a ore di pianto continuo.

Al telefono Yeboua parla con la guardia medica, grazie alle indicazioni dell’operatore su come comportarsi il bimbo all’apparenza migliora. O almeno sembra. Perché poche ore dopo Herbert muore. «Era bellissimo», ricorda il padre mostrando sul cellulare una foto dello scricciolo volato in cielo. —

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