Il Castello vetrina dell’arte ferrarese. Si comincia con Previati-Guercino

Sgarbi e Gulinelli: da smantellare gli specchi di Gae Aulenti. Nel 2020 due grandi mostre di artisti originari del territorio 

FERRARA. Il Castello Estense sarà destinato a vetrina «prevalentemente dell’arte ferrarese», con lo «sgombero» dell’attuale allestimento degli specchi di Gae Aulenti. E i primi “ospiti” saranno Previati, a inizio anno, e Guercino, tra l’estate e l’autunno del 2020. Con queste pochi tratti Vittorio Sgarbi ha messo al centro delle politiche artistiche e culturali della città il suo monumento più conosciuto, e lo ha fatto in un’occasione significativa, cioè l’inaugurazione della esposizione proprio di un Guercino (“San Francesco che riceve le stimmate”, 1632), con il sindaco Alan Fabbri e l’assessore Marco Gulinelli ad applaudire. Non c’era il padrone di casa, cioè il presidente della Provincia, Barbara Paron, con la quale il confronto sugli spazi e gli specchi deve ancora cominciare.

E Palazzo dei Diamanti, fino a ieri il fulcro del sistema espositivo ferrarese? «Un museo dev’essere adattato ad un momento come i Diamanti, non il contrario» ha ribadito il critico d’arte, per il quale non si torna indietro dal “no” all’ampliamento, «una decisione che non ha nulla di politico, essendo stata presa dal direttore generale del ministero».


Ferraresità

Il filone della valorizzazione delle radici artistiche era stato portato alla luce all’apertura dell’evento dal sindaco, «in questi cinque anni cercheremo di valorizzare il sistema artistico locale, come dimostra la delega alla Civiltà ferrarese. Non è campanilismo ma cultura identitaria che consente poi aperture»; programma sul quale lavorare «con i nostri dirigenti, tutte donne» ha aggiunto Fabbri, con riferimento alle presenti Maria Luisa Pacelli, Ethel Guidi e Maria Teresa Pinna. Arte locale come volano dello sviluppo della città, come ha confermato l’assessore Matteo Fornasini, nel giorno che avrebbe dovuto essere dedicato al Convegno nazionale del turismo, poi saltato.

Di quel progetto è rimasto il recupero del Guercino “sepolto” da decenni nella chiesa delle Stimmate, all’incrocio tra piazza Ariostea e via Palestro, operazione alla quale hanno lavorato Gulinelli e Stefano Zanella, responsabile del settore tecnico della Curia.

Dissepolto

L’idea, ha spiegato l’assessore, è di iniziare il percorso di valorizzazione delle opere d’arte nascoste in chiese chiuse (anche) dal sisma, da un’opera paradigmatica, «in qualche maniera aveva anche lei le stimmate, se è vero che il Guercino stesso la restaurò già nel 1666, l’anno della sua morte». Si tratta di una delle opere più rilevanti lasciate dal maestro centese alla città, «probabilmente la più nota alla storia dell’arte ma non ai ferraresi, molti dei quali mai l’hanno vista - ha spiegato il conservatore comunale Giovanni Sassu - Abbiamo voluto realizzare un cantiere aperto in Castello, durante l’esposizione, con il restauro reso possibile dal contributo di Copma, Cias e Consorzio futuro e ricerca, che servirà a capire anche il “mistero” di questo quadro», racchiuso nella necessità di frequenti restauri.

Non si sa ancora quali opere del Guercino saranno esposte nella mostra di estate-autunno 2020, annunciata da Sgarbi e confermata da Gulinelli, quindi nemmeno se il “San Francesco” sarà riproposto.

Novità

Ci dovrebbero essere almeno una ventina di quadri provenienti dalle chiese del Ferrarese, più probabilmente contributi dalle collezioni dello stesso Sgarbi, «avevamo l’opportunità di portare a Ferrara il “pacchetto” completo della mostra su Guercino allestita in Val d’Aosta, ma a quanto sembra - ha lamentato il critico d’arte, con riferimento alla “sua” amministrazione - la città non era preparata a spendere 90mila euro. È stata una sconfitta, anche perché gli operatori economici sottolineano il vuoto dell’arte nella Ferrara estiva, ripartiremo da questo Guercino e da Previati».

Quanto agli «strani specchi di Aulenti, che occupano abusivamente gli spazi del Castello», Sgarbi dixit, «saranno smantellati nel 2020. Dovremo parlare con la proprietà - ha spiegato Gulinelli - che è la Provincia, ma il Castello può diventare una piccola Versailles». Un luogo identitario di tutti i ferraresi, sembra il senso dell’affermazione. —

Stefano Ciervo

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