Il sistema accoglienza prova a ripartire ma il sindaco fa muro: no a nuovi profughi

Domani in Prefettura vertice con le associazioni per allargare la disponibilità ferma a 140 posti. Fabbri però sta con Salvini

FERRARA. Prova a ripartire la macchina dell’accoglienza ferrarese, proprio mentre il Comune si mette di traverso. Mentre domani è in programma il vertice in Prefettura con il mondo dell’associazionismo ferrarese per aumentare la disponibilità di posti Cas arriva infatti la ferma presa di posizione del sindaco Alan Fabbri, sull’onda dell’appello di Salvini: «Farò tutto quanto in mio potere per impedire l’arrivo di nuovi migranti».

IL MURO


Due giorni fa il Comune aveva annunciato di non voler proseguire nella gestione dell’accoglienza attraverso l’Asp, rifiutando nuove proroghe dopo il 30 settembre, di proroghe si tratta, in effetti, perché la decisione era stata «deliberato dalla precedente amministrazione nel dicembre 2018», ha precisato ieri Francesco Colaiacovo (Pd). Ieri Palazzo Municipale ha fatto un passo in più: da Pontida, raduno della Lega, Fabbri ha infatti raccolto l’invito dell’ex ministro Salvini di non accettare nuovi migranti a seguito dello sbarco della Ocean Viking, «ha perfettamente ragione, non offriremo alcun tipo di collaborazione a chi vuole riempire di nuovo la città d’immigrati. Un conto è gestire quelli già qui, ma dico di no – è l’annuncio del sindaco – a nuovi arrivi».

LA SITUAZIONE

Il quadro rischia quindi di complicarsi, non bastasse le difficoltà palesate dai bandi prefettizi andati quasi deserti, dopo la stretta sui fondi ministeriali. Il primo, che metteva a disposizione quasi 16 milioni di euro per due anni e 1.000 posti per l’accoglienza in provincia, aveva registrato in aprile la partecipazione di una sola coop sociale di Padova, “Un mondo di gioia”, che offriva una quarantina di posti, a fronte però degli oltre 700 richiedenti asili presenti in provincia. Ne seguì appunto una proroga della gestione uscente, guidata dall’Asp, e il mese successivo, la pubblicazione di un nuovo avviso bocciato però dalle associazioni.

«Cambiamenti minimali rispetto al bando», racconta don Domenica Bedin, non si parlava di «un progetto volto all’integrazione – spiega Raffaele Rinaldi (Viale K) – se le condizioni sono stringenti fai un bed and breakfast, ma se non accogli per niente la gente rimane per strada e cresce la criminalità». Aveva risposto positivamente solo la Caritas, che ospiterà un centinaio di persone, fra donne e bambini: «Non ci siamo sentiti di tirarci indietro – racconta Paolo Falaguasta – visto soprattutto l’utenza più fragile con cui abbiamo a che fare; abbiamo così fatto piccoli adattamenti interni per partecipare al bando, come la verifica del personale, per esempio, e assunto una persona per ricoprire un ruolo mancante, e ad oggi non abbiamo riscontrato particolari difficoltà». Ad oggi sono quindi disponibili 140 posti, troppo pochi anche per i migranti già in provincia, senza contare la possibile ripresa di sbarchi e redistribuzioni.

LA PROSPETTIVA

Anche per questo motivo, visto che il 30 settembre si avvicina, diventa urgente trovare una soluzione condivisa con il sistema di accoglienza che ha funzionato fino ad oggi. Negli scorsi giorni, infatti, la Prefettura ha ripreso la ricerca di associazioni e cooperative e pubblicato un ulteriore avviso esplorativo per individuare i soggetti che gestiranno l’accoglienza nei prossimi anni; le condizioni, da capitolato, non sembrano discostarsi molto dal precedente, ma le associazioni si pronunceranno in maniera cbiara solo domani in Prefettura. —

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