Santa Maria Maddalena, scoperta una serra con mille piante di marijuana

I carabinieri arrestano tre cinesi. La piantagione serviva ad approvigionare i mercati di Emilia Romagna, Veneto e Lombardia. Per smontare l'allaccio abusivo l'Enel toglie la corrente a tre strade

Scoperta la fabbrica della marijuana, mille piante di canapa indiana sequestrate

SANTA MARIA MADDALENA (RO). Un gruppo cinese specializzato nella produzione e nello smercio di droga, che aveva messo salde radici in Polesine, lungo la Sinistra Po, è stato sgominato dalla reazione delle forze della legalità, in particolare dai carabinieri del Nucleo investigativo di Rovigo e della Compagnia di Castelmassa, sotto la cui giurisdizione ricade Santa Maria Maddalena, dov'è stato sequestrato un fabbricato ritenuto riconducibile all'attività delinquenziale.

Tre gli orientali finiti in manette nel corso del blitz. Sequestrata un'ex lavanderia, nella quale sono state trovate circa mille piante di marijuana, con tutto il necessario per la crescita. Un sistema organizzatissimo, scoperto anche grazie alle segnalazioni che arrivavano ai carabinieri della locale Stazione, che segnalavano un odore pungente, atipico, che si avvertiva in quella zona. L'irruzione dei carabinieri, che avevano intuito a cosa fosse dovuta quella singolare fragranza, ha dato risultati ben oltre le aspettative: una vera e propria foresta di marijuana.

Un apparato, quello che garantiva la coltivazione, che necessitava di enormi quantitativi di energia elettrica, fornita da un gigantesco allaccio abusivo, che gli stessi tecnici Enel hanno avuto non poca difficoltà ad affrontare e, soprattutto, a mettere in sicurezza. Basti pensare che, per evitare guai, è stato necessario togliere la corrente, per tutta la durata delle operazioni, alle abitazioni di ben tre vie. Alla fine, comunque, tutto si è risolto nel migliore dei modi.

Non per i tre cinesi trovati all'interno, arrestati, sia per la coltivazione sia per l'allaccio abusivo alla corrente.

Le indagini proseguono, ma la prima ipotesi è che quel gigantesco quantitativo di droga, che ora sarà distrutto, servisse ad alimentare il mercato della marijuana di almeno tre regioni: Veneto, Emilia Romagna e Lombardia.