Goro, truffa e falso per il Copego: la procura modifica i reati

Imputati gli alti dirigenti per le attestazioni sul pescato da parte di 411 soci. Per l’accusa denunciarono meno vongole raccolte e non pagarono 250mila euro

GORO. Avevano anche detto, a Goro, che il caso dei mancati pagamenti all’Inps da parte di 411 pescatori del Copego, sul quantitativo pescato di vongole denunciato, era «una tempesta in un bicchiere d’acqua». Oggi, invece, resta la tempesta, ma il bicchiere si allarga a dismisura in tribunale, contro i dirigenti Copego, il presidente Massimo Genari e il responsabile amministrativo Paolo Stocco. Prima erano solo imputati nel processo per “indebita percezione di erogazioni ai danni dello Stato per 258mila euro non versati all’Inps”, reato che prevede solo sanzioni amministrativi.

Nuovi reati


Adesso invece, per loro, come deciso dal pm Andrea Maggioni all’ultima udienza del processo in corso, le accuse diventano ben più gravi: truffa aggravata ai danni dello Stato e soprattutto falso ideologico per aver indotto, di fatto, in errore i 411 pescatori elencati nel capo di imputazione per i mancati versamenti Insp.

Il fatto è già stato raccontato dalla Nuova Ferrara, aveva fatto molto clamore, tanto da spingere il sindaco Diego Viviani a fare quasi da paciere, dichiarando che «se sono stati fatti errori sulla procedura dei contributi Inps se ne pagheranno le conseguenze».

Un processo nato dalle indagini della Guardia di finanza e che ruota attorno alle attestazioni false sulle quantità del pescato di vongole, presentate nel 2015: secondo l’accusa, il Copego avrebbe indotto i pescatori a far compilare i modelli “Cd1 Var” destinati all’Inps, «attestando falsamente - recita l’accusa - che ogni pescatore aveva pescato vongole per una quantità inferiore di 120 quintali, nell’anno 2014». Processo che è stato aggiornato al 6 novembre.

Fascia 1 o fascia 2

Come dicevamo, i 411 pescatori coinvolti vengono citati tutti negli atti e per ognuno di loro vengono indicate cifre e cambio di fascia contributiva, passando dalla “fascia 2“ sopra i 120 quintali, alla “1” per cui i contributi si sono ridotti del 20% circa, risparmiando cifre da 326 a 1.300 euro, arrivando alla quota globale di 258.235,41 euro. Il “buco” per le casse dell’Inps, per cui ora la procura contesta il reato di truffa aggravata allo Stato per mancato introiti delle casse Inps. Fin dai primi atti, la convinzione degli inquirenti, era quella che i pescatori erano del tutto inconsapevoli della falsificazione e chi di fatto faceva compilare i moduli in tal senso era il Copego, ottenendo globalmente la riduzione dei contributi Inps. Tanto che al processo stesso, testimoni raccontano che il «Consorzio voleva fare un regalo».

Un “trucco” di cui, il Copego stesso non aveva certo bisogno visto i numeri più dei bilanci e i risultati della attuale gestione dei dirigenti, oggi imputati a processo. —

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